Dominiamo sempre le reazioni istintive?

Per quello che mi permette la mia fantasia, prima o poi saremo distrutti da un’immensa asteroide, che precipiterà sul nostro pianeta disintegrandolo oppure un inimmaginabile violento degrado del nostro clima annienterà la nostra esistenza. Così la Natura si vendicherà del modo sciatto e gravemente trascurato con cui da sempre abbiamo trattato la Terra che ci sostiene sospesi nell’universo e tutta la sua circostante atmosfera. Giunti a quel punto di degrado non ci sarà alcun patto di Kyoto o G20-30-40-e così via per trattenere la giusta vendetta per punirci della nostra colpevole superficialità con la quale abbiamo trattato, depredato ed offeso la nostra casa, come non ci sarà alcun tribunale che potrà punire la Natura per l’esagerata collerica reazione alle nostre “umane cattiverie” condannandoci alla pena capitale. Forse una sproporzionata severa reazione a confronto delle nostre colpe, ma la nostra insistente, continua ed improvvida azione ha fatto scattare nella Natura una forte ostilità sino al definitivo drammatico scontro, all’istintivo desiderio di vendetta.
Questo era quanto mi stava esprimendo l’occasionale compagno di tavolo, mentre cercavo di imboccarmi quell’ottimo piatto di lasagne al forno, con veloci bocconi, uno dietro l’altro, per quanta fame avevo, dopo una giornata iniziata senza colazione e poi proseguita nei corridoi dell’ospedale in attesa di sottopormi ai vari prelievi e controlli già convenuti.
Sai, continuava il mio casuale compagno di pranzo, dopo aver letto alcune notizie di cronaca su presunte violente reazioni da parte di alcune persone per rivalersi di offese ricevute, da altre persone, mi sono messo ad immaginare come avrei agito io stesso in quelle circostanze. Un modo come un altro per fare il giro del tavolo per trovarmi nei panni di chi subisce la grave offesa, la pesante cattiveria come un licenziamento, che distrugge la vita azzerando ogni possibile sussistenza e compromettendo la nostra serenità e la nostra dignità. Certo, continuava l’interlocutore fra un boccone e l’altro, mi riferisco a quei casi in cui si precipita nella più nera difficoltà per l’irresponsabile comportamento di qualcuno, che compromette un’azienda, un ente con progetti industriali, che alla fine si rivelano vani, improduttivi e nocivi e quindi si alleggeriscono del personale dipendente e di parte o di tutto il loro patrimonio per creare delle condizioni di nuova liquidità per la loro esclusiva sopravvivenza, disinteressandosi del destino degli estromessi. Svolgo la stessa riflessione su quei casi nei quali c’è chi attacca calunniosamente una persona più debole nella difesa, con tale superficialità da non considerare le gravi conseguenze per il suo comportamento. Ecco qui, per quanto le supposte persone offese siano di un eccezionale umore positivo ed in possesso di una matura capacità emotiva per regolare la loro reazione, non riuscirei mai ad immaginarle capaci di un comportamento così blando da inibirsi la possibilità istintiva per manifestare una forte ostilità. In genere l’aggressore non considera gli effetti del proprio attacco e quanta sofferenza ha causato all’offeso, che a sua volta, dopo aver subito azioni pericolose e disturbanti per la sua vita, sta vivendo delle modificazioni nel controllo delle proprie emozioni, a causa di un a forte attivazione del proprio sistema nervoso autonomo, sentendo una violenta propensione ad agire contro chi lo ha attaccato, per vendicarsi del torto subito.
Pur essendo una persona veramente pacifica, seguitava il conoscente, di fronte a azioni così aggressive, come non giustificare l’eventuale scontro di reazione per farla pagare a chi, con probabili inconsistenti alibi, ha generato il gran danno della disoccupazione, che al tempo d’oggi equivale ad una condanna a morte. Come perdonare uno che si azzarda a schiaffeggiare chi si pensa non sappia rivalersi nel tempo, solo perché qualche volta chi dovrebbe controllare alcune situazioni è momentaneamente distratto.
Terminai con un po’ di ansia il mio piatto di pasta, mi alzai e lo salutai, ma iniziai a riflettere sull’argomento trattato dal casuale commensale.

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