L’acqua è un bene di tutti. No alla privatizzazione.

Carta della Solidarietà Internazionale
per l’Accesso all’Acqua

realizzata in collaborazione dal Cipsi, Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’Acqua e CeVi

Premessa

In funzione dell’azione di sensibilizzazione svolta dal Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua, delle proposte contenute nel Manifesto per un governo pubblico dell’acqua (2005), delle raccomandazioni contenute nelle varie Dichiarazioni finali dei Forum Sociali per l’acqua e dei Forum alternativi dell’acqua (Firenze 2003 e Ginevra 2005), diverse Istituzioni, a livello nazionale e locale, si sono impegnate ad attivare diversi strumenti per la mobilitazione di risorse finalizzate ad attività di solidarietà e cooperazione internazionale che riguardano un equo accesso all’acqua.
Gli strumenti finanziari, finalizzati a garantire l’accesso all’acqua a tutti, sono rappresentati oggi da specifici programmi finanziari attivati dalla Commissione Europea (Water Facility Found), dalle cooperazioni bilaterali dei principali paesi donatori, dalla costituzione di Fondazioni o di linee di cooperazione decentrata attivate da enti locali, da risorse messe a disposizione da aziende di gestione dell’acqua ed infine dalle iniziative di solidarietà che coinvolgono i cittadini come la recente proposta del “centesimo per l’acqua”, adottata da diversi AATO in Italia.
Di fronte a questo moltiplicarsi di strumenti e proposte, è stata elaborata una Carta di intenti chiamata “Carta della solidarietà internazionale per l’accesso all’acqua” contenente indicazioni ed orientamenti, finalizzati a garantire sia ai progetti di cooperazione sia ai bandi/programmi di finanziamento, la coerenza con i principi sanciti dal Manifesto per un Contratto Mondiale dell’acqua.
La Carta viene proposta in adozione a Enti e Istituzioni finanziatori di progetti di cooperazione quale strumento ispiratore per futuri bandi e per la definizione di criteri di ammissione dei progetti ; viene proposta inoltre alle ONG, associazioni, comitati, che realizzano progetti di cooperazione riguardanti il tema dell’acqua realizzati sia con risorse proprie sia accedendo a cofinanziamenti di enti ed istituzioni pubbliche .

Obiettivi della Carta
23.Orientare ai principi del Manifesto per il contratto mondiale sull’acqua (accesso all’acqua come diritto umano, difesa dell’acqua come bene comune, partecipazione democratica e responsabilità dei cittadini alla gestione), le attività di cooperazione e solidarietà internazionale che riguardano l’acqua, svolte dai soggetti della società civile (ONG, Associazioni,enti locali, sindacati ecc.)
24.Orientare ai principi del Manifesto per il contratto mondiale sull’acqua (accesso all’acqua come diritto umano, difesa dell’acqua come bene comune, partecipazione democratica e responsabilità dei cittadini alla gestione), i criteri di finanziamento e gli strumenti di cooperazione e solidarietà internazionale che riguardano progetti finalizzati a garantire l’accesso all’acqua da agenzie di cooperazione e di soggetti istituzionali (Ministeri, Regioni, Enti locali, Fondazioni di società e banche, ATO, ecc.);
25.Orientare agli stessi principi, i criteri di selezione, approvazione e finanziamento dei progetti di cooperazione internazionale che riguardano l’acqua, contenuti nei bandi emessi dagli enti finanziatori (UE, Ministeri, Regioni, Fondazioni, ATO, ecc.);
26.Sostenere ed accompagnare le modalità di applicazione di questi principi, quindi la sperimentazione di modelli di gestione responsabile e solidale, di accesso all’acqua da parte degli enti realizzatori dei progetti e delle comunità locali;

Principi della Carta

I principi della Carta sono quelli contenuti nel “Manifesto per il contratto mondiale dell’acqua”, nelle principali Dichiarazioni sottoscritte in occasione dei Forum Alternativi dell’acqua e dei Forum Sociali Mondiali da numerose organizzazioni e movimenti impegnati nella difesa dell’acqua:
27.L’acqua «fonte di vita», è un bene comune che appartiene a tutti gli esseri umani e ad ogni specie vivente della Terra;
28.L’accesso all’acqua, nella quantità e qualità sufficiente alla vita, è un diritto umano, universale, inalienabile, imprescrittibile;
29.Gli “ecosistemi” sono beni comuni. I cittadini devono essere responsabili e partecipi diretti della loro gestione;
30.L’acqua è un bene disponibile in quantità limitata a livello locale e globale, pertanto va utilizzata senza sprechi e senza pregiudicarne la qualità presente e futura (uso sostenibile). Gli sprechi costituiscono un furto perpetrato a scapito della vita e delle generazioni future.
31.La proprietà, il governo ed il controllo politico dell’acqua, in particolare della gestione e dei servizi idrici, devono restare pubblici, cioè sotto la responsabilità diretta dei poteri pubblici.
32.I modelli di gestione dell’acqua promossi o supportati dalle attività di cooperazione devono essere basati sulla partecipazione delle popolazioni locali e devono prevedere il pieno controllo pubblico escludendo l’intervento da parte di privati intendendo con ciò anche le gestioni miste pubblico/privato.
33.Le collettività locali – dai Comuni allo Stato – devono assicurare gli investimenti necessari per garantire il diritto essenziale all’acqua potabile per tutti ed un suo uso sostenibile. A tal fine si auspicano meccanismi di fiscalità ridistributiva associati al reperimento di risorse finanziare pubbliche.
34.I cittadini e le comunità locali devono partecipare su basi rappresentative e dirette alla definizione ed alle realizzazione della politica dell’acqua, dal livello locale al livello mondiale;
35.L’accesso all’acqua deve contribuire al rafforzamento della solidarietà fra i popoli, le comunità, i paesi, nel rispetto dei diritti, dei generi, delle generazioni, rafforzando la creazione di relazioni di “partenariato” ed il governo sostenibile e solidale dei grandi bacini idrici mondiali;
36.Per il rispetto delle comunità locali, dei Popoli indigeni e dei saperi tradizionali si assumono come riferimento della presente Carta i principi e le indicazioni espresse dalla Dichiarazione dei Popoli indigeni sull’acqua di Kyoto 2003 e la Dichiarazione dei popoli indigeni approvata dall’ONU.

Criteri essenziali

Le indicazioni riportate devono orientare concretamente l’impostazione dei programmi/azioni di cooperazione per l’accesso all’acqua, la composizione e la finalità dei partenariati che li sostengono e l’origine dei finanziamenti messi a disposizione dai donatori.

Impegni degli Enti ed Istituzioni Donatori
37.garantire la natura e l’origine degli stanziamenti in maniera coerente con i principi della Carta, favorendo anche la mobilitazione e la partecipazione diretta dei cittadini del paese donatore e quella delle comunità beneficiarie;
38.non subordinare il finanziamento ad obiettivi di carattere commerciale o promozionali delle imprese private o di programmi di partenariato privato;
39.selezionare i progetti, in coerenza con i principi della Carta, individuando per ciascun bando ed area geografica o settoriale di intervento quelli ritenuti prioritari ; i criteri di selezione devono essere associati attraverso modalità chiare e trasparenti ad una griglia di punteggi;
40.non sostenere le attività che costituiscono parte integrante di programmi/azioni promossi da Agenzie o Istituzioni nazionali o internazionali che promuovono modelli PPP e la gestione dell’acqua orientati alla privatizzazione (gestioni interamente private o gestioni miste pubblico/privato);
41.attivare la costituzione di Comitati di Esperti e/o Garanti che concorrano a supportare e monitorare presso gli enti finanziatori, la corretta applicazione ed il rispetto dei criteri previsti dalla Carta
42.prevedere la valutazione dei progetti attraverso metodologie partecipate (anche con le comunità beneficiarie) ed un sistema di indicatori oggettivi per la misurazione dell’applicazione dei principi, da indicare chiaramente in fase di presentazione di ciascun progetto;
43.prevedere la revoca del finanziamento o possibilità di sanzioni, nel caso di violazione dei principi di base, indicati nel progetto e sottoscritti dall’ente beneficiario dei contributi.

Impegni per i soggetti realizzatori dell’intervento:
44.condividere i principi e le indicazioni del Manifesto per un Contratto Mondiale sull’acqua e rispettare, nell’ambito dei progetti proposti, i principi e criteri proposti dalla presente Carta;
45.favorire l’interscambio e la costruzione di partenariati territoriali, pubblici-pubblici fra le comunità coinvolte nel progetto, nel rispetto dei principi già enunciati;
46.attestare di non ricevere finanziamenti e di non partecipare direttamente né indirettamente (membro di partenariati o consorzi) a programmi/progetti/azioni che promuovono modelli di gestione dell’acqua privati o misti pubblico/privati;
47.attestare di non ricevere contributi o sponsorizzazioni da parte di imprese o società che applicano modelli privati o di PPP (Partenariato Pubblico-Privato) nella gestione dell’acqua.
48.impegnarsi, attraverso precise modalità specificate ai finanziatori, nella verifica e nel monitoraggio sull’applicazione dei principi della Carta sottoscritti;
49.sostenere con campagne ed azioni le mobilitazioni delle comunità locali impegnate a difesa dell’acqua, contro i processi di privatizzazione, la costruzione di dighe e barrage, l’espropriazione delle sorgenti nei territori
50.valorizzare, a livello territoriale, le attività di informazione e di coinvolgimento dei soggetti del territorio che operano per i principi del Manifesto dell’acqua.

Aspetti metodologici e gestionali di riferimento

I progetti finalizzati a garantire l’accesso all’acqua ed il suo riconoscimento come diritto umano, devono prendere in considerazione e descrivere, a livello di obiettivi specifici e di metodologia di attuazione, le modalità con cui gli interventi realizzano o promuovono i principi metodologici e gestionali definiti nella presente Carta. I criteri metodologici e gestionali, riportati di seguito, devono trovare applicazione nelle diverse attività, anche nel caso in cui le componenti tecniche rappresentino la tipologia prevalente dell’intervento (es. costruzione di pozzi, acquedotti, piccole dighe ecc.).

CRITERI da privilegiare per la selezione e valutazione dei progetti e che devono essere sottoscritti e condivisi dai soggetti che aderiscono sottoscrivono la presente Carta della Solidarietà,sono i seguenti.

Gestione pubblica, costi di gestione
51.sostegno per una gestione pubblica, partecipata e trasparente dell’acqua delle comunità (villaggi, comuni, province, dipartimenti, distretti, regioni), evitando situazioni, contesti o meccanismi che possano favorirne l’assunzione anche parziale da parte di imprese, soggetti privati, promotori o sostenitori di modelli di gestione basati sulla Partnership Pubblico – Privato;
52.identificazione di sistemi di partecipazione e di solidarietà comunitaria per la determinazione del calcolo delle tariffe;
53.garanzia della copertura dei costi del diritto al minimo vitale all’acqua potabile per tutti i cittadini;
54.valorizzazione delle tipologie di interventi che mantengono o riportano, alla sfera pubblica e alle comunità locali, l’insieme della gestione e dei servizi di accesso all’acqua ;

Partecipazione
55.metodologie partecipative di identificazione dei bisogni rispetto all’accesso all’acqua da parte delle comunità locali attraverso attività o processi di confronto e concertazione tra gli attori del territorio;
56.modalità di partecipazione attiva, attraverso il coinvolgimento della popolazione e degli attori locali, nella definizione delle forme e delle modalità di gestione dell’acqua e delle opere/infrastrutture realizzate sia nella fase di realizzazione che in quella successiva di gestione;
57.gestione dei conflitti sull’acqua attraverso iniziative che favoriscano il confronto tra tutti i soggetti del territorio e la ricerca di soluzioni concertate tra le parti;
58.promozione della democrazia dell’acqua a livello dei bacini e dei fiumi, attraverso la creazione di assemblee rappresentative dei cittadini e l‘applicazione, da parte delle comunità locali e di carte dei servizi e di tutela dell’acqua;
59.identificazione di un sistema di indicatori oggettivi di valutazione, secondo metodologie partecipate, dei principi della Carta della solidarietà all’interno delle attività da realizzare;

Ambiente
60.interventi di salvaguardia delle risorse idriche, come patrimonio comune, da parte delle comunità locali;
61.garanzia della sostenibilità ambientale degli interventi in modo particolare nel caso di realizzazioni di opere di rilevante impatto ambientale;
62.attenzione all’impatto idrogeologico dei prelievi e dell’utilizzo delle risorse idriche, sopratutto a livello di realizzazione di pozzi e trivellazioni;
63.adottare una visione di bacino idrografico, ovvero applicare il principio della gestione integrata sostenibile e solidale delle risorse idriche a livello di bacino, anche dal punto di vista tecnico.

Tecniche, tecnologie, conoscenze
64.valorizzazione delle conoscenze locali tradizionali sull’uso e sulle forme di gestione dell’acqua, tramite le comunità;
65.promozione e recupero di saperi locali e tecnologie a basso impatto ambientale nella gestione dell’acqua a fini agricoli
66.metodologie e pratiche di risparmio idrico e di uso solidale delle risorse idriche disponibili da parte del comunità locali;
67.adozione di tecniche e tecnologie finalizzate a ridurre al massimo grado possibile i livelli di inquinamento dell’acqua;
68.adottare sistemi di monitoraggio e riduzione delle perdite di acqua nei sistemi di captazione e distribuzione.

Altri aspetti sociali
69.processi di riconoscimento del diritto all’acqua per tutti, da parte delle comunità e degli Enti locali;
70.equo accesso all’acqua per tutti i cittadini senza discriminazioni;
71.attività di sensibilizzazione nei territori – al Nord e al Sud – sui principi della Carta e sull’uso dell’acqua;
72.utilizzo dell’acqua finalizzato a promuovere la sicurezza alimentare delle comunità locali;
73.sistemi di produzione rurale orientati al basso consumo di acqua e basati in ogni caso sui bisogni e le scelte delle comunità;

Comitato Italiano per il Contratto Mondiale dell’acqua – versione 2008

Diritti. L’acqua è un bene comune e non può essere privatizzato
La presidente battista Maffei esprime preoccupazione per la legge in discussione in Parlamento

Roma (NEV), 18 novembre 2009 – Un elemento costitutivo della vita come l’acqua non può diventare un bene privato. È questa la grave preoccupazione espressa dalla pastora Anna Maffei, presidente dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI), in relazione alla legge in discussione in Parlamento sul passaggio alla gestione privata dei servizi idrici. “L’UCEBI – si legge in un comunicato di Maffei – esprime grande preoccupazione per una decisione che sottrae alla gestione pubblica un bene che appartiene a tutti e lo affida alla gestione privata il cui obiettivo è pur sempre il profitto”. Per la presidente battista il progetto del governo demanda ad altri dei compiti che sono specifici della pubblica amministrazione: una decisione che toglie garanzie ai cittadini, colpisce i più deboli e non garantisce efficienza, come dimostrano i casi della città colombiana di Cochabamba e la stessa Parigi, entrambe passate a gestione privata dell’acqua per poi fare marcia indietro. Per questo, conclude Maffei, “consapevole che la privatizzazione di una delle risorse più preziose compromette anche i valori della condivisione, della cooperazione e della partecipazione, valori che sono alla base della fede cristiana, l’Unione battista esorta le chiese a prendere coscienza di questo grave problema aderendo alle sollecitazioni non-violente dei movimenti a difesa dell’acqua pubblica”.

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