In the next half hour

ottobre 31, 2010

Friend —

A couple things are going to happen in the next half hour.

Partisan attack ads funded by big banks and big oil will air over and over on national cable television.

Outrageous right-wing smear messages will arrive in inboxes around the country.

And dozens of voters in your area will make a decision about whether they’ll be voting in this year’s election.

They’re people who might not currently be planning on making it to the polls in two days.

They’re people who might not know what’s at stake — who might not know the choice we all have in this election.

All of that is happening in the next 30 minutes. The only question is, will you be the person who changes the equation by picking up the phone and calling just 10 voters today?

If each one of us calls just 10 voters in our area right now — it could make a huge difference at the polls on Election Day.

Grab your phone and click here to connect with voters in your area right now.

We’re not the only ones who want to get voters out to the polls this election season.

The other side has a plan, too.

Theirs is a plan that outsources its messaging to big special interest groups that don’t have to disclose where they’re getting their millions in donations.

It’s a plan that thinks that big money deserves a big mouthpiece.

And right now, it’s a plan at work in close districts around the country.

So in this moment, you can choose whether or not to counter it with your voice.

You can join the thousands of supporters around the country calling from their kitchens and their living rooms — coffee shops and cubicles.

Because we know that this is when our most important work is done. And we know that we are the very best ones to do it.

There are just two days left until Election Day — two days to have the kinds of one-on-one conversations that we know make the difference in close races.

And right now, the single best way you can affect how many people are at the polls on November 2nd is by using your voice, right now.

Click this link and reach out to just 10 voters in your area today:

http://my.barackobama.com/30Minutes

Thanks,

Mitch

Mitch Stewart
Director
Organizing for America

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Ciao!

ottobre 31, 2010


Ciao Amore,
ciao Lilli, in questa ultima settimana mi hai visto frequentemente mentre riordinavo la tua ultima dimora e finalmente sono riuscito ad adornare il tuo spazio con una piccola porzione di prato con tanti fiori di campo, come piaceva a te. Sono in tessuto, colorati e ben fatti da sembrare quasi veri, una piccola primavera che spero riesca a placare quel senso di tradimento, che abbiamo subito improvvisamente. Non riesco a sapere con certezza se esiste un’altra vita, un’altra dimensione oltre la vita, io me lo auguro di cuore perché allora vorrei che tu qualche volta mi venissi a trovare, anche nel sonno, in modo che finalmente avrei la possibilità di riparlarti ed a questo proposito non immaginerai mai quante cose avrei da chiederti, da spiegarmi. In questa occasione vivrei una grande confusione perché non saprei da dove iniziare, certamente ti pregherei di far scorrere il ruscello del mio dolore fra rive meno strette, meno anguste per alleggerire il mio animo da troppe tristezze e da altrettante troppe delusioni. Nascondo il mio malanimo, ma in questo periodo sono quasi giunto al colmo della misura e non so se riuscirò ancora ad avere la capacità di mimetizzare il mio reale umore con una sorta di affettuosa indifferenza, quasi fossi fuori dal tempo, dalla realtà e dai ricordi.
La tua assenza mi strazia e srotolando il tempo a ritroso sento il peso di averti perso quella notte senza aver avuto la possibilità d’essere svegliato per tentare di fronteggiare quel che di drammatico stava accadendo.
Aiutami, sai perché e ti prego si sempre nei miei pensieri, come è sempre stato, e se puoi qualche volta occupa i miei sogni. . . .hai sentito? Ti debbo parlare.
Ciao.


Italian friend , join the Commit to Vote Challenge

ottobre 27, 2010

None of us can sit this election out.

Not when we’re just beginning to see the results of the change we’ve all been working for, and when there’s still so much left to do.

That’s why this election is so important, and that’s why we can’t let complacency overtake us in these last few weeks.

I have two things to ask of you.

First, Barack and I need you to commit to vote this fall.

And with so much at stake, we need to make sure your friends and family get out to vote as well. The best person in the world for that job is you.

That’s why OFA is launching its Commit to Vote Challenge. It’s a powerful way for you to commit to vote in this election — and then have fun while inspiring your friends to do the same.

Get started here.

We know from Barack’s campaign that when you get someone to make a commitment, they’re far more likely to follow through.

So OFA is making it as easy as possible for you to get everyone you know committed to going to the polls this year.

By taking part in this challenge — and getting commitments from 5, 10, 30, or more of the folks you’re close to — you’ll get us even closer to victory on November 2nd. And you’ll see who among your friends can inspire the greatest number of people to commit.

Every year, elections across the country are decided by the slimmest of margins. If we all get the people we know to commit to voting, we can change the outcomes of elections all over the country and continue to build the kind of future we want for ourselves and for our children.

There’s more information about the challenge at OFA’s Vote 2010 website. Let’s get started today:

http://my.barackobama.com/CommitChallenge

Thanks so much,
Michelle


Clochard per una notte.

ottobre 14, 2010


Quando ho del tempo disponibile e desidero rilassarmi scendo giù in città per concedermi delle salutari passeggiate e non di rado mi reco a Villa Borghese, il più grande parco della capitale, Ampio e pieno di verde, di un bel laghetto, di una zona adibita a galoppatoio e tanti piccoli edifici ove ci sono locali di ristoro e note gallerie d’arte. Un luogo incantevole pieno di alti alberi di varie specie, molti abeti, altrettanti cipressi e delle bellissime querce e tante piante erbacee, che fanno da meraviglioso tappeto. Oltre a tutte questo c’è un bar storico, la casina dell’orologio, dove mi fermo spesso a prendere un caffè o mi siedo ad un tavolino per leggere in santa pace il giornale e mi fumo con soddisfazione una sigaretta – brutta abitudine che ancora oggi non riesco a togliermi.
Durante queste passeggiate, incrocio molte persone e fra le quali e non di rado qualche barbone accasciato in qualche angolo o su qualche panchina, con appresso tutto il suo ambaradan di pacchi, pacchetti, fagotti e cartoni, che non perde mai di vista.
Allora, senza farmi notare, volgo lo sguardo sul volto del passante che incrocio per scorgerne l’espressione, la sensazione, l’effetto che gli procura la vista di questi sbandati viandanti. Molti evitano di guardarli e si girano dall’altra parte, forse per evitare una indesiderata richiesta di elemosina, altri tirano dritto come se non ci fossero, alcuni li fissano con disapprovazione e un manifesto timore mentre ad una minoranza di persone colgo un non so che di ammirazione, di curiosità e in qualche commento appena sussurrato traspare una sorta di sorprendente ammirazione verso questi disperati come se un immaginario romantico interpreta quelle vite come appartenenti a temerari, ad intolleranti che pur di vivere fuori dalle comuni convenzioni e dalle limitazioni etiche della società civile sentono forte la necessità di ampliare il perimetro della loro esistenza girovagando per ogni dove e senza vincoli di regole.
Pur non volendo avversare alcuna convinzione, rimango allibito quando mi accorgo che, seppur rara, resiste ancora in qualcuno la convinta fantasia che i barboni conducano per propria scelta una vita nomade in una condizione di estrema marginalità e solitudine.
Forse un su un milione si improvviserà clochard per scelta, ma sono sicuro che se esistessero queste persone, queste una volte stufe del vagabondaggio saprebbero e potrebbero rientrare nella canonicità della vita.
Gli altri, i veri clochard invece penso che sono persone che hanno perso ogni cosa e sono scivolati in un mondo tutto particolare e pericoloso, basta ricordare quanti barboni sono stati vittime di attentati alla loro incolumità da parte di crudeli intolleranti. Questi, i barboni, conducono un’esistenza sradicata dal normale tessuto sociale, sono privi di casa, di affetti, di lavoro e non di rado la loro disperata solitudine li conduce verso un alcolismo distruttivo, che con poco tempo gli compromette la già fragile psiche.
Sono altresì convinto che gravi dispiaceri, delusioni, e dissesti finanziari senza ritorno possono creare quelle condizioni psichiche che fanno precipitare il malcapitato in una vita da accattone e senza tetto esposto ad ogni tipo di pericolo in una profonda povertà da rendere avvezzo chiunque ad imparare a dormire in strada, a mangiare gli avanzi, ad aver quasi paura dei simili di condizione e ad essere pronto ad affrontare qualsiasi rissa per difendere un angolo dove dormire, un cartone per coprirsi e così via.
Una vita terribile, che per fortuna oggi è alleviata da un’infinità di associazioni che si prodigano di soccorrere questi sfortunati e di assisterli per quanto possibile. Si oggi, malgrado le generali difficoltà, si continua la lotta contro la povertà e per questo torna nella città “La notte dei senza dimora”, un workshop con una serata di cultura con musica e un’occasione per riflettere sulle vite disagiate.
Un evento su chi vive ai margini della società che culminerà il 17 corrente mese con l’invito di aderire a dormire per una notte in piazza, San Lorenzo, per sostenere un forte “NO” alla povertà.
Un’occasione per solidarizzare con i meno fortunati e per provare come può essere una notte da clochard.


Negoziamo noi il futuro.

ottobre 12, 2010

Ieri sera ero ospite di un mio conoscente con il quale dovevo ultimare un documento da presentare nella prossima riunione di un sodalizio, quando fummo distratti dall’inizio di un telegiornale. Da molto tempo ho smesso di seguire le notizie in televisione, queste sono quasi tutte riferite secondo le convinzioni del direttore della testata, a volte basta ascoltare una stessa notizia da due fonti diverse per ascoltare contenuti diversi, quasi opposti e così è difficile farsi un’idea precisa di quanto viene detto. Ormai esistono diverse verità, ognuno ha la sua, così mi basta osservare la vita reale per capire lo stato delle cose, certo mi manca l’informazione dei gossip, ma questi non mi interessano è già troppo quello che siamo costretti a vedere ed a subire nel corso del già difficile quotidiano.
Comunque, perché ancora non sono sordo, nel corso del notiziario è anche stato intervistato un politico, al quale si chiedeva il perché della troppa confusione e quali fossero i programmi del suo partito per trovare una soluzione all’attuale crisi per risollevare le sorti di tutti noi.
Con mio relativo stupore questo personaggio rispondeva come se stesse leggendo un oroscopo e colpevolizzando chi dei suoi colleghi parlamentari non agiva per passione politica. . . . e si perché secondo lui la politica era tutto, quasi un prodotto industriale ma mai era arrivato al nocciolo delle domande come tanto meno era riuscito ad essere soddisfacente nelle risposte, ripeteva di continuo circa questa passione politica come se quest’ultima fosse una benedizione tanto per arricchire la logorroica dote dei politici. Unica dote di questi personaggi che parlano parlano e concludono poco o quasi nulla per noi, mentre per loro stessi non trascurano nulla, nemmeno le riunioni o gli incontri per fare scena. Tutta questo dinamismo ed attività per tentare di far crescere il loro indice di gradimento ed anche per appagare la loro smodata presunzione, al punto che qualcuno di questi ambiziosi personaggi potrebbe benissimo indossare il costume di Nembo-Kid per rendere più colorito il fumetto che si vuole propinare. Ma la gente non è divertita.
Per tornare all’eloquio previsionale del politico intervistato, sembrava che la globalizzazione, la deriva estremamente capitalista, la crisi finanziaria e la crescente, purtroppo, disoccupazione fosse da addebitare ad un destino avverso e caino, ma io non ero d’accordo, anzi ero di tutt’altra opinione perché sono convinto che il passato, il presente ed il futuro di una nazione non può dipendere in alcun modo da un fattore imponderabile quale il destino, bensì con la capacità politica di progettare ed organizzare lavoro, industria, finanza e quant’altro di utile alla propria comunità. L’interesse, l’impegno per la cosa pubblica accende la passione politica, che deve essere portatrice di comuni valori nel rispetto del pluralismo, con responsabilità laica e con considerazione delle esigenze cristiane. Un grande e convinto spirito di servizio deve accendere la politica e suscitare concretezza e giustizia nelle decisioni prese e da adottare, evitando ogni retorica che possa dare origine a conflitti sociali.
E’ tempo di valorizzare quella silenziosa laboriosità della ricerca, delle famiglie, dei giovani studenti che si dovranno preparare all’impegno politico del prossimo futuro per amministrare la cosa pubblica con, spero, forte genuina passione. Chi già lavora non deve essere dimenticato e tanto meno considerato in subordine e qui le parti sociali, con equilibrio – saggezza e giustizia – devono sempre essere la parte naturale della contrattazione per il lavoro per garantire un giusto salario, il rispetto dell’equazione diritti/doveri e della tutela dell’integrità fisica.
A volte evocare giustizia, rispetto e sicurezza sembra di elaborare discorsi opposti alla razionalità, alle necessità di avere dei progetti sociali e al coraggio di portare ogni problema concreto sul terreno della discussione e della conseguente soluzione.
Basta con una politica soffocata dai numerosi conflitti di interesse, basta con i consensi sottratti con inutili propagande, basta con i pseudo- guru della politica, se vogliamo una società moderna e veramente democratica è necessario dare la giusta importanza alle relazioni umane, all’organizzazione giusta della società, creare occasioni di lavoro, vigilare sulla giustezza e sull’opportunità delle continue delocalizzazioni aziendali che non fanno altro che impoverire il nostro Paese. Controllare tutte quelle operazioni di outsorcing, di accorpamento, di fusioni d’impresa che sembrano servire solo alla parte datoriale per alleggerirsi di migliaia di dipendenti, il cui conto lo paga sempre la comunità e l’utenza.
La scuola deve preparare i futuri ceti dirigenziali ad intendere senza equivoci come organizzare una società per realizzare tutte quelle condizioni di giustizia e prosperità tanto necessarie se si desidera essere promotori di una cittadinanza libera, democratica e solidale, come di fatto è sempre stato e fa parte della nostra tradizione.
Bisogna essere coraggiosi e non patire sensi di inferiorità per superare tutte le gravi e tristi condizioni che hanno fatto traballare la fiducia nello stato e nelle sue istituzioni che sembrano ignorare i problemi reali della gente, mostrando una colpevole vulnerabilità e d incapacità di fare dei necessari progetti industriali.
Qui non si perora un partito od un altro, ammazza ammazza sono tutti. . . . , ma si crede che è ormai necessario dar vita ad una generalizzata discussione per risvegliare il Parlamento sulla priorità dei temi da trattare, evitando personalismi ed egoismi di quartiere, se si vuole uscire, tutti insieme, da questa dannata crisi di lavoro, finanziaria, sociale ed etica.
I finti fenomeni lasciamoli al circo.


Nostalgia.

ottobre 11, 2010


Da quattro cinque mesi a questa parte non riuscivo più a contenere la nostalgia di te mentre l’ansia mi corrodeva nell’anima nel non riuscire a raggiungerti, a parlarti, a guardarti e per rassicurarmi che non mi avresti colpevolizzato per gli ultimi accadimenti. Spesso, quando certe cose non vanno per come mi sono sempre augurato, temo di non essere stato negli anni scorsi all’altezza della situazione e di non essere riuscito a mettere in pratica i tuoi suggerimenti, causando nel proseguio delle difficoltà a qualcuno pur pensando, allora, di aver preso le giuste decisioni e di averti ben compreso.
La tua definitiva ed improvvisa lontananza e la difficoltà di vivere eventi secondo i miei desideri mi procura, appunto, una profonda tristezza, una nostalgia per quello che era, che poteva essere e che non è più stato, purtroppo non ho mai avuto poteri speciali ed i miei limiti umani mi costringono a vivere come mai avrei immaginato e voluto. Mi manchi tanto cara Lilli e non riuscirò mai a farmi una ragione di quello che ci è accaduto e ogni volta che si avvicina qualche festività mi ricordo con quanto entusiasmo preparavi ai figli qualche sorpresa per fargli sempre ricordare quella festa, come era sempre festa quando tornavi dal lavoro e li andavi a prendere all’asilo, percorrendo la via del ritorno con un gran fiatone per riuscire a stare dietro alle due piccole pesti. Eri stanca, ma felice ed eri anche contenta di me, cosa potevo desiderare di più!
Questa mattina quando ho varcato la soglia della Casa di Tutti, non sono più riuscito a trattenere i miei pensieri che avevano iniziato un sofferto pellegrinaggio attraverso i sentieri della memoria amplificando i ricordi sino a farli diventare voci. Parole piene di tristezza e di rimpianto e tanta voglia di lanciare un grido verso l’alto per rimproverare chi ha impedito ai nostri figli di rivolgerti affettuosi messaggi d’amore e di poter pronunciare come tutti i bambini la parola “mamma”.
Con questi pensieri sono stato davanti alla tua tomba, con questi pensieri ho sostituito i fiori, con questi pensieri ho ordinato una composizione di fiori che ti sono sempre piaciuti e con questi pensieri mi sono allontanato inviandoti un bacetto.
Poi in memoria della tua ferma fede ho accennato un brevissimo brano del “Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis”.
Ciao Lilli a lunedì prossimo.


Il silenzio. . . il killer dell’amore.

ottobre 10, 2010


Non ero di buonumore, ma chi lo è oggi, pensavo fra me e me, con tutti i problemi del lavoro, della casa, dei soldi che non bastano mai mentre ogni tariffa ed il prezzo di ogni cosa segna sempre un record al rialzo, la vita è ormai un percorso per la sopravvivenza, un forzato trekking per sperare di raggiungere un po’ di pace e di armonia, un forte desiderio, anzi un bisogno di riuscire a respirare aria nuova per riuscire a distoglierci dai soliti affanni quotidiani e per cancellare dalla mente tutti i falsi miti del giorno d’oggi così vanamente tronfi di una sbandierata personalità vincente esageratamente esposta mediaticamente alla pubblica osservazione sino al punto di voler imporre un confuso intreccio di nuovi stili di vita, che nella realtà generano solo difficoltà, incoerenze ed anche , per quanto assurdo possa sembrare, un nuovo senso di solitudine che sordidamente e pericolosamente si spande per intaccare le comunicazioni interpersonali sin dentro la propria famiglia.
Sembra assurdo ma accade questo e la pressione mediatica riesce a confondere molte persone con la loro falsa rappresentazione di una realtà, che di fatto si realizza solo al di là del tubo catodico per soddisfare ragioni commerciali e d’opinione dell’editore e del suo probabile committente.
In questa bailamme sociale ci si mettono pure i nuovi mezzi di comunicazione, come i telefonini, che apparentemente sembrano favorire il dialogo mentre nella realtà, penso, disabituano ad intrattenere comunicazioni interpersonali.
Certo, pensavo, è molto difficile essere felici quando si vive in una società di individui stressati come è veramente difficile sentirsi liberi se si vive fra galeotti.
In questa impalpabile realtà, la vittima più esposta è la giovane famiglia, i coniugi, che presi dalle difficoltà del quotidiano e qualche volta da una fraintesa responsabilità verso un figlio appena nato, non riescono a reagire e s’ impantanano in una incomunicabilità fortemente lesiva per la loro unione. Sembra assurdo ma anche il silenzio diventa un mezzo di comunicazione, ma di certo non della migliore, anchilosando ogni emozione e sentimento, facendo di conseguenza svanire tutta la magia dell’amore.
Il silenzio offende, blocca ogni risorsa e rende difficile ogni intesa, è meglio qualche discussione in più, un po’ di mal di fegato che rinunciare a priori ad essere più belli e disponibili nella coppia.