Clochard per una notte.


Quando ho del tempo disponibile e desidero rilassarmi scendo giù in città per concedermi delle salutari passeggiate e non di rado mi reco a Villa Borghese, il più grande parco della capitale, Ampio e pieno di verde, di un bel laghetto, di una zona adibita a galoppatoio e tanti piccoli edifici ove ci sono locali di ristoro e note gallerie d’arte. Un luogo incantevole pieno di alti alberi di varie specie, molti abeti, altrettanti cipressi e delle bellissime querce e tante piante erbacee, che fanno da meraviglioso tappeto. Oltre a tutte questo c’è un bar storico, la casina dell’orologio, dove mi fermo spesso a prendere un caffè o mi siedo ad un tavolino per leggere in santa pace il giornale e mi fumo con soddisfazione una sigaretta – brutta abitudine che ancora oggi non riesco a togliermi.
Durante queste passeggiate, incrocio molte persone e fra le quali e non di rado qualche barbone accasciato in qualche angolo o su qualche panchina, con appresso tutto il suo ambaradan di pacchi, pacchetti, fagotti e cartoni, che non perde mai di vista.
Allora, senza farmi notare, volgo lo sguardo sul volto del passante che incrocio per scorgerne l’espressione, la sensazione, l’effetto che gli procura la vista di questi sbandati viandanti. Molti evitano di guardarli e si girano dall’altra parte, forse per evitare una indesiderata richiesta di elemosina, altri tirano dritto come se non ci fossero, alcuni li fissano con disapprovazione e un manifesto timore mentre ad una minoranza di persone colgo un non so che di ammirazione, di curiosità e in qualche commento appena sussurrato traspare una sorta di sorprendente ammirazione verso questi disperati come se un immaginario romantico interpreta quelle vite come appartenenti a temerari, ad intolleranti che pur di vivere fuori dalle comuni convenzioni e dalle limitazioni etiche della società civile sentono forte la necessità di ampliare il perimetro della loro esistenza girovagando per ogni dove e senza vincoli di regole.
Pur non volendo avversare alcuna convinzione, rimango allibito quando mi accorgo che, seppur rara, resiste ancora in qualcuno la convinta fantasia che i barboni conducano per propria scelta una vita nomade in una condizione di estrema marginalità e solitudine.
Forse un su un milione si improvviserà clochard per scelta, ma sono sicuro che se esistessero queste persone, queste una volte stufe del vagabondaggio saprebbero e potrebbero rientrare nella canonicità della vita.
Gli altri, i veri clochard invece penso che sono persone che hanno perso ogni cosa e sono scivolati in un mondo tutto particolare e pericoloso, basta ricordare quanti barboni sono stati vittime di attentati alla loro incolumità da parte di crudeli intolleranti. Questi, i barboni, conducono un’esistenza sradicata dal normale tessuto sociale, sono privi di casa, di affetti, di lavoro e non di rado la loro disperata solitudine li conduce verso un alcolismo distruttivo, che con poco tempo gli compromette la già fragile psiche.
Sono altresì convinto che gravi dispiaceri, delusioni, e dissesti finanziari senza ritorno possono creare quelle condizioni psichiche che fanno precipitare il malcapitato in una vita da accattone e senza tetto esposto ad ogni tipo di pericolo in una profonda povertà da rendere avvezzo chiunque ad imparare a dormire in strada, a mangiare gli avanzi, ad aver quasi paura dei simili di condizione e ad essere pronto ad affrontare qualsiasi rissa per difendere un angolo dove dormire, un cartone per coprirsi e così via.
Una vita terribile, che per fortuna oggi è alleviata da un’infinità di associazioni che si prodigano di soccorrere questi sfortunati e di assisterli per quanto possibile. Si oggi, malgrado le generali difficoltà, si continua la lotta contro la povertà e per questo torna nella città “La notte dei senza dimora”, un workshop con una serata di cultura con musica e un’occasione per riflettere sulle vite disagiate.
Un evento su chi vive ai margini della società che culminerà il 17 corrente mese con l’invito di aderire a dormire per una notte in piazza, San Lorenzo, per sostenere un forte “NO” alla povertà.
Un’occasione per solidarizzare con i meno fortunati e per provare come può essere una notte da clochard.

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