Sputtanilandia.

ottobre 8, 2010


E’ un paese difficile da individuare su qualsiasi carta geografica, però se per caso ti ci trovi lo riconosci immediatamente senza alcun tema di errore.
E’ un posto gradevole per le bellezze paesaggistiche, per il clima, per la sua storia, per le sue tradizioni, per l’accoglienza delle popolazioni autoctone e per la sua musica popolare, sempre aggraziata e coinvolgente.
Quello che sorprende un po’ è l’ascolto di qualche politico, di qualche cosi detto vip, della lettura di qualche quotidiano che sembrano ormai instancabili partecipanti ad un recente nuovo gioco, quello dell’insulto sonoro, terribile, inequivocabile che ha superato di gran lunga il vecchio desueto pettegolezzo, che di solito era consumato sui pianerottoli delle case popolari o dei numerosi vecchi condomini. Quest’ultima un’attività verbale tutto sommato innocua e divertente per alcuni versi, perché non era quasi mai riferita al privato dell’oggetto della diceria, ma ai suoi aspetti esteriori, come un tic, una particolare andatura, una superstizione ed a queste colorite note in genere si affibbiava un buffo soprannome all’ignava vittima della colorita diceria.
Invece alcuni noti personaggi di questo introvabile paese si sono così impegnati in questa crudele attività verbale al punto da elevare i toni della critica a vere e proprie malignità ed insinuazioni. Non c’è orario che tenga, di giorno e di notte questi superbi personaggi dalla lingua bifida non smettono mai di produrre pesanti e strillati insulti e con conseguenti sospetti per stendere ed annullare la persona al momento scomoda ed avversa.
Uno sport al massacro che non risparmia nessuno sino all’annientamento, una guerra a suon di sonore insinuazioni del calibro di bombe nucleari. In queste attività belliche non si fanno né feriti e tantomeno prigionieri, ma si cerca di tacitare e di mettere fuori gioco per sempre il bersaglio delle micidiali invettive.
Tanto è particolare ed unica nel suo genere questa attività di tentata calunnia, oltraggio, diffamazione con qualche divagazione che tracima nella più o meno esplicita minaccia di distruzione dell’immagine avversaria, che questa rumorosa località è divenuta oggetto della più vasta curiosità dei paesi più o meno limitrofi. Come se stessero in attesa per capire come andrà a finire questa volgare querelle.
Tutto cessa durante gli incontri con qualche prelato, allora sbocciano sorrisi, abbracci e baci, vengono esibite tentazioni di innocuo flirtamento, insomma è scesa la pace e le lingue bifide ben riposte nel loro caldo alloggio naturale lasciano il posto ad immancabili convenevoli di maniera e a sguardi di dolce simpatia e condivisione, si libera così l’aspetto cristiano, della bontà, della sopportazione e della devozione ai valori rappresentati dal prelato ospite ed in ossequio all’impressione che si tenta di offrire di sé, impeccabili nel rispetto del severo protocollo di circostanza.
Appena fuori si ricomincia a spellare ed a spogliare gli avversari come gli abbacchi appesi dal macellaio.
Ormai tutto questo non impressiona più i cittadini normali e cioè quelle persone che sono costrette ad alzarsi presto la mattina per andare a lavorare con attenta laboriosità e responsabilità. Quindi quasi tutti hanno preso le distanze da questi miseri exploit che rappresentano la triste realtà di questo bel paese. Ormai ci si ride nel sentire questi patetici personaggi tentare di sparare fandonie sempre più grosse, mentre affiora una mitomania che tenta di confondere il giudizio del popolo spacciando inutili e vuoti proclami per reclamare ragioni che non hanno. Si sopravvive in una realtà da mondo virtuale, in una forzata second life dove è stato declassato ogni valore solidale a favore di un esagerato interesse verso i soldi, la carriera, la notorietà, l’insolenza e qunt’altro che sia pratico ed egoisticamente utile anche se a discapito degli altri.
In questa società rampante ed egoista sembra non esserci più spazio per ogni più timido germoglio di passione, di amore e di speranza per una vita più a misura d’uomo, tutto ciò che è buono sembra esaurirsi quasi che questo sia il prezzo dovuto per la pretesa crescita in una realtà estremamente capitalista e globalizzata frequentata da masse fortemente indebitate e minacciate da una probabile instabilità lavorativa.
In questa atmosfera viene penalizzata anche la famiglia, il mondo dei prossimi adulti cresceranno con scarso affetto a deconto della loro identità di uomini e donne con probabili conseguenze nelle relazioni fra partner, forse si vivrà in una comunità priva di ogni energia, in una finta rappresentazione degli affetti personali, intimi.
Quindi in questo paese sembra giunto il momento di rimettere mano al timone per riprendere con saggezza la via del vero progresso tecnologico, commerciale finanziario, sociale, che tenga conto della vasta popolazione e che finalmente ponga fine al negativo leaderismo che ha solo realizzato atteggiamenti di non apprezzata arrogante supremazia e per un preteso carisma realizzato con la sola telegenia.


La felicità sul palmo della mano.

ottobre 7, 2010


Quando l’oscurità della sera inizia a coprire la luce del giorno e le ombre si allungano sull’asfalto, non vado a dormire come gran parte delle persone per me inizia il tempo delle riflessioni, dei ricordi, delle malinconie e della tentata cura delle tante ferite dell’esistenza che non sono mai riuscito a far rimarginare.
Non sono a casa, sono giù in città in un luogo assimilabile ad un porto di mare, ad una stazione con un gran via vai di persone, una babele di linguaggi che solo da poco tempo riesco a comprenderne il senso ed a coglierne il significato. Un piccolo luogo, che per la varietà degli incontri, fa quasi credere di essere nella realtà del futuro, del domani, quando la gran massa di persone del mondo si è mescolata ed ha smesso di avversarsi senza senso ed ha finalmente rinunciato a commettere sciocchezze che possono nuocere ad altre persone, come i pregiudizi, il razzismo e le guerre. Qui non è difficile né raro vedere un iraniano discorrere allegramente con un israelita, un indiano con un cinese, un italiano con un africano e così via. L’unica difficoltà è la comprensione della lingua altrui, ma qui con il mio piccolo net-book sono fisso sul traduttore di Google e tutto fila liscio e mi sembra di essere quasi un poliglotta, io e gli altri. Qui, tranne rare eccezioni, nemmeno la politica divide le persone, ma la convinzione che probabilmente il futuro può essere una replica del passato, quindi del nostro presente, ci fa temere di non riuscire più a recuperare quei valori tradizionali, etici, democratici e solidali che da qualche anno sono caduti per essere sostituiti da una generalizzata trasgressione comportamentale al punto da trasformare l’attuale società in una triste e sgradevole soap-opera animata da un gran numero di comparse dedite a minacce, ricatti ed a creare una continua confusione trasformando la vita di tutti in una frenetica ed ostile querelle.
L’esistenza della maggioranza delle persone è ormai colma di problemi, di preoccupazioni e di complesse emozioni, che quotidianamente devono affrontare per il lavoro, per la famiglia e per la propria salute che è sempre più minata da forti tensioni sino al più profondo stress.
Poi improvvisamente ed amaramente si è spettatori di crudeltà al limite di una condizione borderline come è accaduto ad una giovane ragazza di appena quindici anni, alla quale un folle zio ha tolto la vita e tutte le speranze di augurata felicità. Una sfortunata giovane creatura vittima di un mostro, senz’altro oltre il confine della normalità, che ingiustamente e ferocemente le ha tolto la possibilità di vivere la sua giovinezza, età delle normali esagerazioni causate da quella vitalità che un po’ tutti noi dovremmo ricordare di aver vissuto nella nostra gioventù per guardare con affetto, comprensione e tutela tutti i quindicenni che si affacciano alla vita incuranti dei possibili pericoli della giovane età.
Ecco, quando i media ci informano di siffatte ferocie, sono assalito da un impulso di vendetta per rendere dente per dente ogni possibile sofferenza al mostro assassino.
Per me è una gioia guardare ed ascoltare i giovani, volendo o nolendo mi riportano indietro nel tempo, ai giorni migliori della vita quando si cominciano a formare le speranze, i desideri ed i deboli proponimenti si irrobustiscono nella volontà.
Quanto vorrei congedarmi da questa vita con la convinzione che tutto è migliorato ed il quotidiano non sarà più vissuto con affanno, forse sto sperando ed augurando che avvenga qualcosa che non avverrà mai. . . . . . . sarei veramente fortunato se fossi un mendicante che tendendo una mano qualcuno mi posasse sul palmo un piccolo regno dove tutti hanno la loro parte di serenità, di sicurezza e di giustizia, come viene recitato in una breve poesia letta molto tempo fa, ma che della quale non ricordo più né il titolo e né l’autore.
Però mi rimane una forte speranza, che il castello donato non sia di sabbia.


Per qualcuno una inaspettata sorpresa. . .

aprile 1, 2010


Buona Pasqua.

aprile 1, 2010

Qualche immagine serena che serva, in questo fine settimana di festa, ad allietare il cuore e la mente, anche se tanto grigiore investe il nostro Paese.
Auguro una serena Pasqua con la speranza di poter subito dopo noi tutti risorgere per costruire un futuro migliore.


Forse sarà così che qualcuno imposterà il futuro presidenzialismo?

marzo 24, 2010


Perché. . .

febbraio 28, 2010

Quando si è testimoni, anche indiretti, di catastrofi naturali come il terremoto dell’Aquila e del Cile è difficile riuscire a condensare i mille pensieri e le mille emozioni in un’unica lunga riflessione per capire i vari perché della nostra vita e della sua imprevedibilità, che spesso sfocia in avvenimenti, se non disastrosi, non certo felici. C’è da rimanere allibiti, impotenti e sconcertati di fronte ad improvvisi eventi che trasformano la nostra gioia in lacrime, ansia e tristezza. Di sovente felici programmi di vita vengono annullati da una tragicità di eventi a cui nessuno pensava così si precipita nel baratro dell’angoscia e della disperazione. La Natura sembra volerci spesso ricordare che non siamo nulla e che ogni nostra azione risulta impotente ed inefficace per contrastare la sua violenza, il suo primitivo vigore, il suo selvaggio dinamismo dirompente e distruttivo come, appunto, terremoti, tsunami e disastrose fatalità tali da annullare d’improvviso tante innocenti ed ignave esistenze. Un violento e primitivo impulso esplosivo, che, dopo la distruzione, riesce ad essere riassorbito nel suo stesso contesto, come se nulla fosse avvenuto.
Eventi cruciali, che turbano la nostra vita lasciando perplesse le nostre coscienze dando origine a sentimenti di dubbio, di confusione e di scetticismo religioso. Un Dio che ha la responsabilità della vita e poi ci abbandona in un drammatico itinerario di lacrime, forse per punire l’arrogante stupidità di molti che hanno permesso nel tempo di stravolgere e compromettere l’integrità del nostro pianeta con i numerosi esperimenti nucleari, accelerando il naturale movimento delle placche nel profondo sottosuolo terrestre. Le catastrofi naturali, come i terremoti sono spaventosi e molto pericolosi, perché se questi riescono a liberare una smisurata energia distruttiva al limite della nostra scala Richter fanno tremare il mondo al punto da poter far oscillare il suo asse di rotazione ed al punto da riuscire a confondere forse l’ordine delle placche in cui è suddiviso il suo involucro solido, con le temute probabili immaginabili conseguenze.
Non sono un fisico tanto meno un esperto di questi dirompenti fenomeni, però desidero pensare e credere che se esiste un Dio, Questo non può permettere di deludere o di far pagare a tanti innocenti la casuale violenza della Natura, come nemmeno potrebbe accumunare molti in un drammatico destino causato dalla libera stoltezza di pochi arroganti.
Ecco quello che non riesco a comprendere, perché la violenta e tragica ingiustizia deve sempre mettere sotto scacco anche la vita ed il destino di tante persone, quando spesso la responsabilità dovrebbe ricadere su pochi sciamannati irresponsabili.
Se questa riflessione, non organica, dovesse esprimere e possa corrispondere a qualcosa di fondato, noi innocenti saremmo colpevoli solo per aver permesso ad alcuni un esagerato irresponsabile libero arbitrio, al punto da accelerare certi fenomeni.


L’acqua è un bene di tutti. No alla privatizzazione.

febbraio 19, 2010

Carta della Solidarietà Internazionale
per l’Accesso all’Acqua

realizzata in collaborazione dal Cipsi, Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’Acqua e CeVi

Premessa

In funzione dell’azione di sensibilizzazione svolta dal Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua, delle proposte contenute nel Manifesto per un governo pubblico dell’acqua (2005), delle raccomandazioni contenute nelle varie Dichiarazioni finali dei Forum Sociali per l’acqua e dei Forum alternativi dell’acqua (Firenze 2003 e Ginevra 2005), diverse Istituzioni, a livello nazionale e locale, si sono impegnate ad attivare diversi strumenti per la mobilitazione di risorse finalizzate ad attività di solidarietà e cooperazione internazionale che riguardano un equo accesso all’acqua.
Gli strumenti finanziari, finalizzati a garantire l’accesso all’acqua a tutti, sono rappresentati oggi da specifici programmi finanziari attivati dalla Commissione Europea (Water Facility Found), dalle cooperazioni bilaterali dei principali paesi donatori, dalla costituzione di Fondazioni o di linee di cooperazione decentrata attivate da enti locali, da risorse messe a disposizione da aziende di gestione dell’acqua ed infine dalle iniziative di solidarietà che coinvolgono i cittadini come la recente proposta del “centesimo per l’acqua”, adottata da diversi AATO in Italia.
Di fronte a questo moltiplicarsi di strumenti e proposte, è stata elaborata una Carta di intenti chiamata “Carta della solidarietà internazionale per l’accesso all’acqua” contenente indicazioni ed orientamenti, finalizzati a garantire sia ai progetti di cooperazione sia ai bandi/programmi di finanziamento, la coerenza con i principi sanciti dal Manifesto per un Contratto Mondiale dell’acqua.
La Carta viene proposta in adozione a Enti e Istituzioni finanziatori di progetti di cooperazione quale strumento ispiratore per futuri bandi e per la definizione di criteri di ammissione dei progetti ; viene proposta inoltre alle ONG, associazioni, comitati, che realizzano progetti di cooperazione riguardanti il tema dell’acqua realizzati sia con risorse proprie sia accedendo a cofinanziamenti di enti ed istituzioni pubbliche .

Obiettivi della Carta
23.Orientare ai principi del Manifesto per il contratto mondiale sull’acqua (accesso all’acqua come diritto umano, difesa dell’acqua come bene comune, partecipazione democratica e responsabilità dei cittadini alla gestione), le attività di cooperazione e solidarietà internazionale che riguardano l’acqua, svolte dai soggetti della società civile (ONG, Associazioni,enti locali, sindacati ecc.)
24.Orientare ai principi del Manifesto per il contratto mondiale sull’acqua (accesso all’acqua come diritto umano, difesa dell’acqua come bene comune, partecipazione democratica e responsabilità dei cittadini alla gestione), i criteri di finanziamento e gli strumenti di cooperazione e solidarietà internazionale che riguardano progetti finalizzati a garantire l’accesso all’acqua da agenzie di cooperazione e di soggetti istituzionali (Ministeri, Regioni, Enti locali, Fondazioni di società e banche, ATO, ecc.);
25.Orientare agli stessi principi, i criteri di selezione, approvazione e finanziamento dei progetti di cooperazione internazionale che riguardano l’acqua, contenuti nei bandi emessi dagli enti finanziatori (UE, Ministeri, Regioni, Fondazioni, ATO, ecc.);
26.Sostenere ed accompagnare le modalità di applicazione di questi principi, quindi la sperimentazione di modelli di gestione responsabile e solidale, di accesso all’acqua da parte degli enti realizzatori dei progetti e delle comunità locali;

Principi della Carta

I principi della Carta sono quelli contenuti nel “Manifesto per il contratto mondiale dell’acqua”, nelle principali Dichiarazioni sottoscritte in occasione dei Forum Alternativi dell’acqua e dei Forum Sociali Mondiali da numerose organizzazioni e movimenti impegnati nella difesa dell’acqua:
27.L’acqua «fonte di vita», è un bene comune che appartiene a tutti gli esseri umani e ad ogni specie vivente della Terra;
28.L’accesso all’acqua, nella quantità e qualità sufficiente alla vita, è un diritto umano, universale, inalienabile, imprescrittibile;
29.Gli “ecosistemi” sono beni comuni. I cittadini devono essere responsabili e partecipi diretti della loro gestione;
30.L’acqua è un bene disponibile in quantità limitata a livello locale e globale, pertanto va utilizzata senza sprechi e senza pregiudicarne la qualità presente e futura (uso sostenibile). Gli sprechi costituiscono un furto perpetrato a scapito della vita e delle generazioni future.
31.La proprietà, il governo ed il controllo politico dell’acqua, in particolare della gestione e dei servizi idrici, devono restare pubblici, cioè sotto la responsabilità diretta dei poteri pubblici.
32.I modelli di gestione dell’acqua promossi o supportati dalle attività di cooperazione devono essere basati sulla partecipazione delle popolazioni locali e devono prevedere il pieno controllo pubblico escludendo l’intervento da parte di privati intendendo con ciò anche le gestioni miste pubblico/privato.
33.Le collettività locali – dai Comuni allo Stato – devono assicurare gli investimenti necessari per garantire il diritto essenziale all’acqua potabile per tutti ed un suo uso sostenibile. A tal fine si auspicano meccanismi di fiscalità ridistributiva associati al reperimento di risorse finanziare pubbliche.
34.I cittadini e le comunità locali devono partecipare su basi rappresentative e dirette alla definizione ed alle realizzazione della politica dell’acqua, dal livello locale al livello mondiale;
35.L’accesso all’acqua deve contribuire al rafforzamento della solidarietà fra i popoli, le comunità, i paesi, nel rispetto dei diritti, dei generi, delle generazioni, rafforzando la creazione di relazioni di “partenariato” ed il governo sostenibile e solidale dei grandi bacini idrici mondiali;
36.Per il rispetto delle comunità locali, dei Popoli indigeni e dei saperi tradizionali si assumono come riferimento della presente Carta i principi e le indicazioni espresse dalla Dichiarazione dei Popoli indigeni sull’acqua di Kyoto 2003 e la Dichiarazione dei popoli indigeni approvata dall’ONU.

Criteri essenziali

Le indicazioni riportate devono orientare concretamente l’impostazione dei programmi/azioni di cooperazione per l’accesso all’acqua, la composizione e la finalità dei partenariati che li sostengono e l’origine dei finanziamenti messi a disposizione dai donatori.

Impegni degli Enti ed Istituzioni Donatori
37.garantire la natura e l’origine degli stanziamenti in maniera coerente con i principi della Carta, favorendo anche la mobilitazione e la partecipazione diretta dei cittadini del paese donatore e quella delle comunità beneficiarie;
38.non subordinare il finanziamento ad obiettivi di carattere commerciale o promozionali delle imprese private o di programmi di partenariato privato;
39.selezionare i progetti, in coerenza con i principi della Carta, individuando per ciascun bando ed area geografica o settoriale di intervento quelli ritenuti prioritari ; i criteri di selezione devono essere associati attraverso modalità chiare e trasparenti ad una griglia di punteggi;
40.non sostenere le attività che costituiscono parte integrante di programmi/azioni promossi da Agenzie o Istituzioni nazionali o internazionali che promuovono modelli PPP e la gestione dell’acqua orientati alla privatizzazione (gestioni interamente private o gestioni miste pubblico/privato);
41.attivare la costituzione di Comitati di Esperti e/o Garanti che concorrano a supportare e monitorare presso gli enti finanziatori, la corretta applicazione ed il rispetto dei criteri previsti dalla Carta
42.prevedere la valutazione dei progetti attraverso metodologie partecipate (anche con le comunità beneficiarie) ed un sistema di indicatori oggettivi per la misurazione dell’applicazione dei principi, da indicare chiaramente in fase di presentazione di ciascun progetto;
43.prevedere la revoca del finanziamento o possibilità di sanzioni, nel caso di violazione dei principi di base, indicati nel progetto e sottoscritti dall’ente beneficiario dei contributi.

Impegni per i soggetti realizzatori dell’intervento:
44.condividere i principi e le indicazioni del Manifesto per un Contratto Mondiale sull’acqua e rispettare, nell’ambito dei progetti proposti, i principi e criteri proposti dalla presente Carta;
45.favorire l’interscambio e la costruzione di partenariati territoriali, pubblici-pubblici fra le comunità coinvolte nel progetto, nel rispetto dei principi già enunciati;
46.attestare di non ricevere finanziamenti e di non partecipare direttamente né indirettamente (membro di partenariati o consorzi) a programmi/progetti/azioni che promuovono modelli di gestione dell’acqua privati o misti pubblico/privati;
47.attestare di non ricevere contributi o sponsorizzazioni da parte di imprese o società che applicano modelli privati o di PPP (Partenariato Pubblico-Privato) nella gestione dell’acqua.
48.impegnarsi, attraverso precise modalità specificate ai finanziatori, nella verifica e nel monitoraggio sull’applicazione dei principi della Carta sottoscritti;
49.sostenere con campagne ed azioni le mobilitazioni delle comunità locali impegnate a difesa dell’acqua, contro i processi di privatizzazione, la costruzione di dighe e barrage, l’espropriazione delle sorgenti nei territori
50.valorizzare, a livello territoriale, le attività di informazione e di coinvolgimento dei soggetti del territorio che operano per i principi del Manifesto dell’acqua.

Aspetti metodologici e gestionali di riferimento

I progetti finalizzati a garantire l’accesso all’acqua ed il suo riconoscimento come diritto umano, devono prendere in considerazione e descrivere, a livello di obiettivi specifici e di metodologia di attuazione, le modalità con cui gli interventi realizzano o promuovono i principi metodologici e gestionali definiti nella presente Carta. I criteri metodologici e gestionali, riportati di seguito, devono trovare applicazione nelle diverse attività, anche nel caso in cui le componenti tecniche rappresentino la tipologia prevalente dell’intervento (es. costruzione di pozzi, acquedotti, piccole dighe ecc.).

CRITERI da privilegiare per la selezione e valutazione dei progetti e che devono essere sottoscritti e condivisi dai soggetti che aderiscono sottoscrivono la presente Carta della Solidarietà,sono i seguenti.

Gestione pubblica, costi di gestione
51.sostegno per una gestione pubblica, partecipata e trasparente dell’acqua delle comunità (villaggi, comuni, province, dipartimenti, distretti, regioni), evitando situazioni, contesti o meccanismi che possano favorirne l’assunzione anche parziale da parte di imprese, soggetti privati, promotori o sostenitori di modelli di gestione basati sulla Partnership Pubblico – Privato;
52.identificazione di sistemi di partecipazione e di solidarietà comunitaria per la determinazione del calcolo delle tariffe;
53.garanzia della copertura dei costi del diritto al minimo vitale all’acqua potabile per tutti i cittadini;
54.valorizzazione delle tipologie di interventi che mantengono o riportano, alla sfera pubblica e alle comunità locali, l’insieme della gestione e dei servizi di accesso all’acqua ;

Partecipazione
55.metodologie partecipative di identificazione dei bisogni rispetto all’accesso all’acqua da parte delle comunità locali attraverso attività o processi di confronto e concertazione tra gli attori del territorio;
56.modalità di partecipazione attiva, attraverso il coinvolgimento della popolazione e degli attori locali, nella definizione delle forme e delle modalità di gestione dell’acqua e delle opere/infrastrutture realizzate sia nella fase di realizzazione che in quella successiva di gestione;
57.gestione dei conflitti sull’acqua attraverso iniziative che favoriscano il confronto tra tutti i soggetti del territorio e la ricerca di soluzioni concertate tra le parti;
58.promozione della democrazia dell’acqua a livello dei bacini e dei fiumi, attraverso la creazione di assemblee rappresentative dei cittadini e l‘applicazione, da parte delle comunità locali e di carte dei servizi e di tutela dell’acqua;
59.identificazione di un sistema di indicatori oggettivi di valutazione, secondo metodologie partecipate, dei principi della Carta della solidarietà all’interno delle attività da realizzare;

Ambiente
60.interventi di salvaguardia delle risorse idriche, come patrimonio comune, da parte delle comunità locali;
61.garanzia della sostenibilità ambientale degli interventi in modo particolare nel caso di realizzazioni di opere di rilevante impatto ambientale;
62.attenzione all’impatto idrogeologico dei prelievi e dell’utilizzo delle risorse idriche, sopratutto a livello di realizzazione di pozzi e trivellazioni;
63.adottare una visione di bacino idrografico, ovvero applicare il principio della gestione integrata sostenibile e solidale delle risorse idriche a livello di bacino, anche dal punto di vista tecnico.

Tecniche, tecnologie, conoscenze
64.valorizzazione delle conoscenze locali tradizionali sull’uso e sulle forme di gestione dell’acqua, tramite le comunità;
65.promozione e recupero di saperi locali e tecnologie a basso impatto ambientale nella gestione dell’acqua a fini agricoli
66.metodologie e pratiche di risparmio idrico e di uso solidale delle risorse idriche disponibili da parte del comunità locali;
67.adozione di tecniche e tecnologie finalizzate a ridurre al massimo grado possibile i livelli di inquinamento dell’acqua;
68.adottare sistemi di monitoraggio e riduzione delle perdite di acqua nei sistemi di captazione e distribuzione.

Altri aspetti sociali
69.processi di riconoscimento del diritto all’acqua per tutti, da parte delle comunità e degli Enti locali;
70.equo accesso all’acqua per tutti i cittadini senza discriminazioni;
71.attività di sensibilizzazione nei territori – al Nord e al Sud – sui principi della Carta e sull’uso dell’acqua;
72.utilizzo dell’acqua finalizzato a promuovere la sicurezza alimentare delle comunità locali;
73.sistemi di produzione rurale orientati al basso consumo di acqua e basati in ogni caso sui bisogni e le scelte delle comunità;

Comitato Italiano per il Contratto Mondiale dell’acqua – versione 2008

Diritti. L’acqua è un bene comune e non può essere privatizzato
La presidente battista Maffei esprime preoccupazione per la legge in discussione in Parlamento

Roma (NEV), 18 novembre 2009 – Un elemento costitutivo della vita come l’acqua non può diventare un bene privato. È questa la grave preoccupazione espressa dalla pastora Anna Maffei, presidente dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI), in relazione alla legge in discussione in Parlamento sul passaggio alla gestione privata dei servizi idrici. “L’UCEBI – si legge in un comunicato di Maffei – esprime grande preoccupazione per una decisione che sottrae alla gestione pubblica un bene che appartiene a tutti e lo affida alla gestione privata il cui obiettivo è pur sempre il profitto”. Per la presidente battista il progetto del governo demanda ad altri dei compiti che sono specifici della pubblica amministrazione: una decisione che toglie garanzie ai cittadini, colpisce i più deboli e non garantisce efficienza, come dimostrano i casi della città colombiana di Cochabamba e la stessa Parigi, entrambe passate a gestione privata dell’acqua per poi fare marcia indietro. Per questo, conclude Maffei, “consapevole che la privatizzazione di una delle risorse più preziose compromette anche i valori della condivisione, della cooperazione e della partecipazione, valori che sono alla base della fede cristiana, l’Unione battista esorta le chiese a prendere coscienza di questo grave problema aderendo alle sollecitazioni non-violente dei movimenti a difesa dell’acqua pubblica”.