“Ghe pensi mi”

luglio 4, 2010

Ormai la televisione ci ha abituato a vedere e ad ascoltare strani programmi, strani personaggi, strane parole in una esposizione non sempre ben chiara, a volte difficile da valutare un aspetto della globalizzazione della presunzione di un immaginario super uomo dovuta alla televisione.
“Ghe pensi mi” un’affermazione impegnativa, non consueta nello spirito democratico del nostro Paese, che suona strana quasi come un avvertimento, una scarsa considerazione verso gli altri ritenuti incapaci a portare avanti e completare i ddl del suo programma politico, un monito rivolto a qualcuno, ad un nemico immaginario che sembra complottare per destabilizzare l’apparente infrangibilità del suo mondo, della sua lobby, una situazione che sente potrebbe sfuggirgli di mano per tutti quei dissidi che si stanno disvelando, per l’abbandono dal preteso pensiero unico; alla faccia del partito dell’Amore al punto tale che qualcuno già immagina una possibile futura separazione consensuale fra ostruzionisti dissidenti e l’ortodossia pretesa.
Intanto la situazione generale non sembra più tanto tranquilla a causa della vasta disoccupazione, per il crescente peso fiscale, per il continuo aumento dei prezzi dei servizi e dei generi alimentari, per l’imminente pesante mannaia della manovra della finanziaria, per la continua nomina di inutili ministri , per l’annunciata riforma della giustizia e sulle intercettazioni, per le troppe leggi e leggine ad personam. Una immaginaria sindrome d’assedio che sta facendo rischiare la rottura di un “giocattolo politico” che ha goduto di una strabiliante maggioranza parlamentare, mai realizzata da nessun altro governo precedente.
Da qui forse il “ci penso io” preannuncia una tolleranza zero verso ogni dissidente, dando vita ad una guerra contro il resto del mondo democratico per forse operare in modo autoritario e sparando a alzo zero contro tutto e tutti, istituzioni, opposizione e contro personaggi della stessa maggioranza, ritenuti traditori per il solo fatto di voler attivare quella intelligenza collettiva atta a contribuire alla soluzione della crisi che sta affondando il Paese. Mentre sembra essere riservato grande plauso verso quei personaggi rapaci e aggressivi, che carenti di maturità democratica arrivano a sproloquiare contro la massima carica istituzionale. Una situazione di grande imbarazzo mai accaduta sin’ora.
Comunque fra non molto vedremo cosa accadrà, ormai il “trentacinquenne” guascone è rientrato e non tarderà a reclamare da ognuno la silenziosa obbedienza, pena pubblica anatema con probabile espulsione, per concludere la sua fatwa politica. Il tutto mentre il Paese è stretto da una profonda crisi economica, sociale, morale senza precedenti.
Verso quale futuro prossimo politico approderemo, quello della conflittualità e dello scontro continuo, della pace per assoggettamento dei dissidenti, del ricorso a prossime elezioni. . . . .è difficile fare una previsione. . . certo ci sarebbe un’altra strada e cioè quella del ricorso al buon senso, alla riattivazione delle camere ed al dibattito politico. . . mah! Vedremo, auguriamoci però che ciò che ci si augurava di bene per il nostro futuro non sia una speranza già passata.

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Liste elettorali: e adesso?

marzo 9, 2010

Chi lo sa, da noi può accadere di tutto, viviamo in una realtà dove l’imprevedibile impera, perché si ha l’impressione che le regole siano ormai un elemento da interpretare a seconda su chi si devono applicare. Il nostro paese è divenuto una realtà totalmente flessibile, nulla è certo, tutto è controverso e ridotto ad una lotta fra istituzioni, fra nababbi arroganti ed un popolo ipnotizzato, confuso e disoccupato, e si perché mentre la politica è occupata nelle sue lotte i più continuano a patire perdite di posti lavoro e difficoltà di ogni genere. Una babele causata dai tanti conflitti di interesse ancora in piedi, che stanno avviando una nuova lotta di classe e purtroppo sembra che nessuno sia in grado di rienergizzare quel senso di collaborazione, di buonsenso, di pacato ragionamento per ridotare la politica di quello spirito costruttivo, solidale e progettuale per organizzare un’esistenza possibile e giusta per tutti.
Insomma, è percepibile da tutti, che questa confusa situazione delle liste elettorali stiano ben bene avvelenando il clima nazionale per l’avventata azione di forza legislativa tentata e compiuta dalla parte inadempiente, mettendo in conflitto competenze di vario livello istituzionale. Un difetto di buon senso e di modestia, perché a tutt’oggi sono convinto che un pacato ragionamento nell’ambito politico avrebbe risolto il guazzabuglio delle liste elettorali.
Non c’é ragione che tenga, ormai siamo in un laboratorio che riesce a produrre solo feroci polemiche ed adesso che il Tar ha respinto il ricorso della componente politica ritardataria, respingendone la lista, c’è da aspettarsi solo una recrudescenza della lotta fra poteri dello stato con un conseguente alzata dei toni polemici ed un ostruzionismo parlamentare. Proprio il peggiore catalogo di cose di cui non avevamo bisogno.
A noi poveri cittadini, senza potere e finché ci assiste la pazienza, non resta che attendere gli sviluppi di questa complicata e pericolosa querelle. Si voterà il 28 e 29 corrente mese, i risultati saranno sub iudice, si rimanderanno le elezioni. . . . chi lo sa!
Quanto è difficile vivere nel nostro paese in questi anni, speriamo che si risolva tutto con giustizia, buon senso e con responsabilità.
Io, come tante altre persone, sono stufo di questa continua belligeranza politica, ben altri sono i motivi su cui consumare le proprie energie.
L’attuale situazione esige cambiamenti e decisioni serie.


Nessuno Dorma.

marzo 8, 2010

Non so se vale la pena commentare quanto è accaduto in questi ultimi giorni con le liste elettorali di un partito politico nel Lazio, come trovo inutile menare il can per l’aia ed asserire che qualche volta il modo, la maniera o la forma diviene sostanza e questa è stata tradita e disattesa con un continuo arrogante tam-tam teso a pretendere una soluzione per le inadempienze commesse nel presentare la propria documentazione. Un’imperfezione nelle firme apposte, una mancanza di un documento, qualche timbro fuori luogo, un ritardo nella presentazione per fronteggiare un improvviso attacco di fame o per coinvolgimento in una discussione, un errato calcolo del tempo occorso per gli ultimi aggiustamenti delle candidature, io non lo so, non c’ero, ma di fatto sembra che il presentatore di tale documentazione si sia rivolto con ritardo, oltre l’orario consentito, all’ufficio elettorale preposto a queste operazioni. Né è scoppiato un terribile parapiglia, strilli, ingiurie e, qualche volta, esplicite volgarità e frasi del tipo “siamo pronti a tutto” se la “formale” imperfezione divenisse motivo di esclusione dalla prossima competizione elettorale regionale.
A questo punto sarebbe stato utile seguire i dibattiti faccia a faccia fra politici di avverse posizioni in quei programmi d’opinione purtroppo soppressi in questo periodo per motivi incomprensibili. Così si è persa la possibilità di conoscere i veri motivi che hanno causato il default di un partito politico strutturato con un’infinità di addetti nelle segreterie organizzative e dotato di un contributo pubblico di non so quanti milioni di euro per sostenere le spese elettorali, che sembra non essere stato in grado di presentare le proprie credenziali elettorali nei termini stabiliti. A causa delle infinite versioni su questo non edificante pasticcio, che ha gravemente avvelenato il clima pre-elettorale, è difficile esprimere un netto giudizio però non è piaciuta la prova di forza con la quale è stato coinvolto il Presidente della Repubblica nella soluzione della spinosa circostanza, chiedendogli la firma sul decreto interpretativo per meglio comprendere i regolamenti in materia elettorale, senza attendere il giudizio delle Istituzioni chiamate a valutare il triste accaduto. Sono certo, che se quanto accaduto avesse riguardato una lista di una formazione politica minore, nessuno avrebbe preteso l’emanazione di un decreto interpretativo della legge elettorale, probabilmente perché la legge è già chiara per suo conto e non ha la necessità di una lettura più chiarificatrice delle norme già in vigore.
Insomma noi popolo siamo destinati a vivere perennemente in un clima di polemiche, di accese lotte per il potere, di un’informazione che sembra disprezzare il valore della verità e dell’obiettività, di dare spazio e credito solo a quei chiacchieroni tendenti alla megalomania, all’egolatria, non interessati a produrre un clima di fattiva collaborazione politica per sostenerci a superare questa terribile crisi economica, che vede sempre più vasto il numero delle persone che perdono il lavoro, come se l’Italia fosse aggredita da una terribile pandemia che ha reso inefficace ogni iniziativa economica e sociale, mentre di contro aumenta a dismisura la nefasta faziosità di qualche personaggio, che non perde attimo per attribuirsi meriti e capacità quasi sovra umane, mentre nella realtà stagniamo tutti nelle più nere difficoltà, mentre, come al solito, sono esclusi i soliti numerosissimi membri di quelle lobby gratificati da sempre con consistenti emolumenti e privilegi come se nulla è accaduto e che quindi la crisi non ha superato la soglia oltre la quale esiste il loro eden.
Per tornare all’amara vicenda delle liste elettorali, se non l’ignorare delle regole scritte, ma la sfrontatezza di una soluzione di forza ha creato delle profonde ferite sociali, oscurando la sensazione di vivere in un paese di equità democratica. Sarebbe bastato un atteggiamento meno arrogante, più disponibile verso l’opinione pubblica con delle semplici scuse per le inaspettate inadempienze per cercare tutti insieme, con modestia, la giusta soluzione per superare l’impasse momentanea per procedere nella competizione elettorale con tutte le forze politiche in campo in modo da realizzare un giusto confronto democratico. Sono certo che, per il bene comune, nessun elettore italiano avrebbe voluto votare con l’esclusione di qualche forza politica, proprio per il grande valore insito nel nostro dna della democrazia e della libertà liberale.
Siamo precipitati in un nuovo conflitto politico e sociale per la responsabilità di qualcuno, che ha dimostrato di avere scarsa fiducia nelle nostre storiche istituzioni, che di fatto dovrebbe rappresentare.


Il Presidente Napolitano risponde sul caso Liste elettorali

marzo 7, 2010

Il Presidente Napolitano risponde ai cittadini
Signor Presidente della Repubblica,
le chiedo di non firmare il decreto interpretativo proposto dal governo in quanto in un paese democratico le regole non possono essere cambiate in corso d’opera e a piacimento del governo, ma devono essere rispettate da tutte le componenti politiche e sociali per la loro importanza per la democrazia e la vita sociale dei cittadini italiani.
Confidando nella sua serenità e capacità di giudizio per il bene del Paese e nel suo alto rispetto per la nostra Costituzione.
Cordiali saluti
(lettera firmata)
Signor Presidente Napolitano,
sono a chiederle di fare tutto quello che lei può per lasciarci la possibilità di votare in Lombardia chi riteniamo che ci possa rappresentare. Se così non fosse, sarebbe un grave attentato al diritto di voto.
In fede
(lettera firmata)
Egregio signor Xxxxx, gentile signora Xxxxxxx,
ho letto con attenzione le vostre lettere e desidero, vostro tramite, rispondere con sincera considerazione per tutte le opinioni dei tanti cittadini che in queste ore mi hanno scritto.
Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici. Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente costituito presso la corte d’appello di Milano. Erano in gioco due interessi o “beni” entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di “beni” egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico.
Si era nei giorni scorsi espressa preoccupazione anche da parte dei maggiori esponenti dell’opposizione, che avevano dichiarato di non voler vincere – neppure in Lombardia – “per abbandono dell’avversario” o “a tavolino”. E si era anche da più parti parlato della necessità di una “soluzione politica”: senza peraltro chiarire in che senso ciò andasse inteso. Una soluzione che fosse cioè “frutto di un accordo”, concordata tra maggioranza e opposizioni?
Ora sarebbe stato certamente opportuno ricercare un tale accordo, andandosi al di là delle polemiche su errori e responsabilità dei presentatori delle liste non ammesse e sui fondamenti delle decisioni prese dagli uffici elettorali pronunciatisi in materia. In realtà, sappiamo quanto risultino difficili accordi tra governo, maggioranza e opposizioni anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale: difficili per tendenze all’autosufficienza e scelte unilaterali da una parte, e per diffidenze di fondo e indisponibilità dall’altra parte.
Ma in ogni caso – questo è il punto che mi preme sottolineare – la “soluzione politica”, ovvero l’intesa tra gli schieramenti politici, avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, in un provvedimento legislativo che intervenisse tempestivamente per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali con la piena partecipazione dei principali contendenti. E i tempi si erano a tal punto ristretti – dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano – che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge.
Diversamente dalla bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal Ministero dell’interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità. Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione – comunque inevitabilmente legislativa – potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura.
La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l’acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali. E’ bene che tutti se ne rendano conto. Io sono deciso a tenere ferma una linea di indipendente e imparziale svolgimento del ruolo, e di rigoroso esercizio delle prerogative, che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica, nei limiti segnati dalla stessa Carta e in spirito di leale cooperazione istituzionale. Un effettivo senso di responsabilità dovrebbe consigliare a tutti i soggetti politici e istituzionali di non rivolgersi al Capo dello Stato con aspettative e pretese improprie, e a chi governa di rispettarne costantemente le funzioni e i poteri.
Cordialmente
Giorgio Napolitano

I documenti originali sono nel sito ufficiale della Presidenza della Repubblica (www.quirinale.it).
Qui sono state omesse le firme degli autori delle due comunicazioni inviate al Presidente Napolitano.


Testo decreto Legge Salva Liste. G.U. 54 06.03.2010

marzo 6, 2010

DECRETO-LEGGE 5 marzo 2010, n. 29.
Interpretazione autentica di disposizioni del procedimento elettorale e relativa disciplina di attuazione. (10G0052)

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 17 febbraio 1968, n. 108;
Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di consentire il corretto svolgimento delle consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi delle Regioni a statuto ordinario fissate per il 28 e 29 marzo 2010 tramite interpretazione autentica degli articoli 9 e 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, e dell’articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, assicurando il favor electionis secondo i principi di cui agli articoli 1 e 48
della Costituzione;
Ritenuto che tale interpretazione autentica e’ finalizzata a favorire la piu’ ampia corrispondenza delle norme alla volonta’ del cittadino elettore, per rendere effettivo l’esercizio del diritto politico di elettorato attivo e passivo, nel rispetto costituzionalmente dovuto per il favore nei confronti della espressione della volonta’ popolare;
Ravvisata l’esigenza di assicurare l’esercizio dei diritti di elettorato attivo e passivo costituzionalmente tutelati a garanzia dei fondamentali valori di coesione sociale, presupposto di un sereno e pieno svolgimento delle competizioni elettorali;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 5 marzo 2010;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del
Ministro dell’interno;
Emana
il seguente decreto-legge:
Art. 1
Interpretazione autentica degli articoli 9 e 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108
1. Il primo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che il rispetto dei termini orari di presentazione delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del Tribunale. La presenza entro il termine di legge nei locali del Tribunale dei delegati puo’ essere provata con ogni mezzo idoneo.
2. Il terzo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che le firme si considerano valide anche se l’autenticazione non risulti corredata da tutti gli elementi richiesti dall’articolo 21, comma 2, ultima parte, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, purche’ tali dati siano comunque desumibili in modo univoco da altri elementi presenti nella documentazione prodotta. In particolare, la regolarita’ della autenticazione delle firme non e’ comunque inficiata dalla presenza di una irregolarita’ meramente formale quale la mancanza o la non leggibilita’ del timbro della autorita’ autenticante, dell’indicazione del luogo di autenticazione, nonche’ dell’indicazione della qualificazione dell’autorita’ autenticante, purche’ autorizzata.
3. Il quinto comma dell’articolo 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che le decisioni di ammissione di liste di candidati o di singoli candidati da parte dell’Ufficio centrale regionale sono definitive, non revocabili o modificabili dallo stesso Ufficio. Contro le decisioni di ammissione puo’ essere proposto esclusivamente ricorso al Giudice amministrativo soltanto da chi vi abbia interesse. Contro le decisioni di eliminazione di liste di candidati oppure di singoli candidati e’ ammesso ricorso all’Ufficio centrale regionale, che puo’ essere presentato, entro ventiquattro ore dalla comunicazione, soltanto dai delegati della lista alla quale la decisione si riferisce. Avverso la decisione dell’Ufficio centrale regionale e’ ammesso immediatamente ricorso al Giudice amministrativo.
4. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle operazioni e ad ogni altra attivita’ relative alle elezioni regionali, in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per le medesime elezioni regionali i delegati che si siano trovati nelle condizioni di cui al comma 1 possono effettuare la presentazione delle liste dalle ore otto alle ore venti del primo giorno non festivo successivo a quello di entrata in vigore del presente decreto.
Art. 2
Norma di coordinamento del procedimento elettorale
1. Limitatamente alle consultazioni per il rinnovo degli organi delle Regioni a statuto ordinario fissate per il 28 e 29 marzo 2010, l’affissione del manifesto recante le liste e le candidature ammesse deve avvenire, a cura dei sindaci, non oltre il sesto giorno antecedente la data della votazione.
Art. 3
Entratra in vigore
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 5 marzo 2010
NAPOLITANO
Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Maroni, Ministro dell’interno
Visto, il Guardasigilli: Alfano


Testo della Comunicazione della Corte Costituzionale sul Logo Alfano

ottobre 8, 2009

corte
Legge 23 luglio 2008, n. 124 (c.d. “Lodo Alfano”)

La Corte costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione.
Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal GIP del Tribunale di Roma.
7 ottobre 2009


Hanno rotto il vaso e nessuno è capace di rimettere insieme i cocci.

ottobre 7, 2009

mas
Sembra assurdo ma stiamo vivendo una situazione così confusa e contorta, che nessuno sembra più essere in grado di mettere a posto, di ritrovare quel bandolo della matassa
nel buon senso della politica tale da consentire un necessario reset per placare una volta per tutte il pericoloso nervosismo e litigiosità della compagine politica, in modo da riallineare i passi verso una maggiore tolleranza, comprensione e collaborazione necessaria per risolvere i tanti e gravi problemi che ci affliggono.
Stiamo assistendo ad una scomposta fibrillazione politica sull’ormai famoso Lodo Alfano, al punto da investire la Corte Costituzionale per verificarne la compatibilità costituzionale. Una legge nata male e mal proposta sin dall’origine al punto da farla immaginare come prodotto del Parlamento solo a copertura di un’alta carica dello stato impegnata a fronteggiare un gran numero di processi, molti dei quali iniziati prima della sua elezione. Senza entrare nel merito e senza tentare giudizi sui processi che dovrebbero impegnare l’indicata alta carica dello stato, bisogna ammettere che il comportamento arrogante, potente, egocentrico più volte ostentato, intervallato da atteggiamenti pressoché populisti e servito da una maggioranza parlamentare che sembra limitare la propria dialettica con il taci e vota secondo le sue istruzioni, ha inesorabilmente irritato la debole opposizione parlamentare al punto da avvelenare ulteriormente il clima politico accendendo una vasta tifoseria contrapposta, così reciprocamente ostile da far temere una pericolosa spaccatura del paese. Tanto è vera ed accesa questa contrapposizione, che un ministro è arrivato al punto di minacciare una enorme manifestazione di piazza a difesa del tanto discusso Lodo, che sfidi con determinazione le posizioni no-lodo. Alla faccia della saggezza, qui si rasenta un’intimidazione bella e buona.
Con questi atteggiamenti la classe politica sembra essere un’insieme di personaggi fuori dalla realtà, ognuno lancia scomuniche verso l’avversario e non si accorge che se siamo arrivati a questo punto è colpa di tutti loro, che in tempi passati non sono stati capaci da eliminare tutti i conflitti di interesse ed inoltre non sono stati all’altezza di dare la giusta importanza a dei valori che avrebbero dovuto possedere chi si accingeva ad avere accesso alle cariche dello stato. Oggi è diventato difficile ricomporre e placare il combattimento politico, mentre il popolo continua a rimanere in ginocchio nei meandri della crisi, della galoppante disoccupazione, del potere delle banche e di quant’altro di negativo limita legalità e rispetto della Costituzione. E’ bene considerare solo chi dimostra di avere a cuore il bene del nostro Paese e dei suoi cittadini e chi riesce a dare esempio di sobrietà, di equilibrio e di riuscire ad ascoltare tutte quelle persone che stanno soffrendo drammaticamente gli effetti della crisi economica. Basta fare un rapido giro d’orizzonte per rendersi conto delle grandi amarezze della popolazione e di conseguenza il Lodo Alfano sembra essere il male minore, considerando che si tratta di un rinvio dei processi, bloccando di fatto i termini di prescrizione e quant’altro può favorire l’imputato.
Speriamo che si giunga ad una giusta, chiara ed inequivocabile sentenza della Corte Costituzionale in modo che la politica riprenda ad occuparsi dei nostri problemi, risparmiandoci altre risse.