Negoziamo noi il futuro.

ottobre 12, 2010

Ieri sera ero ospite di un mio conoscente con il quale dovevo ultimare un documento da presentare nella prossima riunione di un sodalizio, quando fummo distratti dall’inizio di un telegiornale. Da molto tempo ho smesso di seguire le notizie in televisione, queste sono quasi tutte riferite secondo le convinzioni del direttore della testata, a volte basta ascoltare una stessa notizia da due fonti diverse per ascoltare contenuti diversi, quasi opposti e così è difficile farsi un’idea precisa di quanto viene detto. Ormai esistono diverse verità, ognuno ha la sua, così mi basta osservare la vita reale per capire lo stato delle cose, certo mi manca l’informazione dei gossip, ma questi non mi interessano è già troppo quello che siamo costretti a vedere ed a subire nel corso del già difficile quotidiano.
Comunque, perché ancora non sono sordo, nel corso del notiziario è anche stato intervistato un politico, al quale si chiedeva il perché della troppa confusione e quali fossero i programmi del suo partito per trovare una soluzione all’attuale crisi per risollevare le sorti di tutti noi.
Con mio relativo stupore questo personaggio rispondeva come se stesse leggendo un oroscopo e colpevolizzando chi dei suoi colleghi parlamentari non agiva per passione politica. . . . e si perché secondo lui la politica era tutto, quasi un prodotto industriale ma mai era arrivato al nocciolo delle domande come tanto meno era riuscito ad essere soddisfacente nelle risposte, ripeteva di continuo circa questa passione politica come se quest’ultima fosse una benedizione tanto per arricchire la logorroica dote dei politici. Unica dote di questi personaggi che parlano parlano e concludono poco o quasi nulla per noi, mentre per loro stessi non trascurano nulla, nemmeno le riunioni o gli incontri per fare scena. Tutta questo dinamismo ed attività per tentare di far crescere il loro indice di gradimento ed anche per appagare la loro smodata presunzione, al punto che qualcuno di questi ambiziosi personaggi potrebbe benissimo indossare il costume di Nembo-Kid per rendere più colorito il fumetto che si vuole propinare. Ma la gente non è divertita.
Per tornare all’eloquio previsionale del politico intervistato, sembrava che la globalizzazione, la deriva estremamente capitalista, la crisi finanziaria e la crescente, purtroppo, disoccupazione fosse da addebitare ad un destino avverso e caino, ma io non ero d’accordo, anzi ero di tutt’altra opinione perché sono convinto che il passato, il presente ed il futuro di una nazione non può dipendere in alcun modo da un fattore imponderabile quale il destino, bensì con la capacità politica di progettare ed organizzare lavoro, industria, finanza e quant’altro di utile alla propria comunità. L’interesse, l’impegno per la cosa pubblica accende la passione politica, che deve essere portatrice di comuni valori nel rispetto del pluralismo, con responsabilità laica e con considerazione delle esigenze cristiane. Un grande e convinto spirito di servizio deve accendere la politica e suscitare concretezza e giustizia nelle decisioni prese e da adottare, evitando ogni retorica che possa dare origine a conflitti sociali.
E’ tempo di valorizzare quella silenziosa laboriosità della ricerca, delle famiglie, dei giovani studenti che si dovranno preparare all’impegno politico del prossimo futuro per amministrare la cosa pubblica con, spero, forte genuina passione. Chi già lavora non deve essere dimenticato e tanto meno considerato in subordine e qui le parti sociali, con equilibrio – saggezza e giustizia – devono sempre essere la parte naturale della contrattazione per il lavoro per garantire un giusto salario, il rispetto dell’equazione diritti/doveri e della tutela dell’integrità fisica.
A volte evocare giustizia, rispetto e sicurezza sembra di elaborare discorsi opposti alla razionalità, alle necessità di avere dei progetti sociali e al coraggio di portare ogni problema concreto sul terreno della discussione e della conseguente soluzione.
Basta con una politica soffocata dai numerosi conflitti di interesse, basta con i consensi sottratti con inutili propagande, basta con i pseudo- guru della politica, se vogliamo una società moderna e veramente democratica è necessario dare la giusta importanza alle relazioni umane, all’organizzazione giusta della società, creare occasioni di lavoro, vigilare sulla giustezza e sull’opportunità delle continue delocalizzazioni aziendali che non fanno altro che impoverire il nostro Paese. Controllare tutte quelle operazioni di outsorcing, di accorpamento, di fusioni d’impresa che sembrano servire solo alla parte datoriale per alleggerirsi di migliaia di dipendenti, il cui conto lo paga sempre la comunità e l’utenza.
La scuola deve preparare i futuri ceti dirigenziali ad intendere senza equivoci come organizzare una società per realizzare tutte quelle condizioni di giustizia e prosperità tanto necessarie se si desidera essere promotori di una cittadinanza libera, democratica e solidale, come di fatto è sempre stato e fa parte della nostra tradizione.
Bisogna essere coraggiosi e non patire sensi di inferiorità per superare tutte le gravi e tristi condizioni che hanno fatto traballare la fiducia nello stato e nelle sue istituzioni che sembrano ignorare i problemi reali della gente, mostrando una colpevole vulnerabilità e d incapacità di fare dei necessari progetti industriali.
Qui non si perora un partito od un altro, ammazza ammazza sono tutti. . . . , ma si crede che è ormai necessario dar vita ad una generalizzata discussione per risvegliare il Parlamento sulla priorità dei temi da trattare, evitando personalismi ed egoismi di quartiere, se si vuole uscire, tutti insieme, da questa dannata crisi di lavoro, finanziaria, sociale ed etica.
I finti fenomeni lasciamoli al circo.


Nostalgia.

ottobre 11, 2010


Da quattro cinque mesi a questa parte non riuscivo più a contenere la nostalgia di te mentre l’ansia mi corrodeva nell’anima nel non riuscire a raggiungerti, a parlarti, a guardarti e per rassicurarmi che non mi avresti colpevolizzato per gli ultimi accadimenti. Spesso, quando certe cose non vanno per come mi sono sempre augurato, temo di non essere stato negli anni scorsi all’altezza della situazione e di non essere riuscito a mettere in pratica i tuoi suggerimenti, causando nel proseguio delle difficoltà a qualcuno pur pensando, allora, di aver preso le giuste decisioni e di averti ben compreso.
La tua definitiva ed improvvisa lontananza e la difficoltà di vivere eventi secondo i miei desideri mi procura, appunto, una profonda tristezza, una nostalgia per quello che era, che poteva essere e che non è più stato, purtroppo non ho mai avuto poteri speciali ed i miei limiti umani mi costringono a vivere come mai avrei immaginato e voluto. Mi manchi tanto cara Lilli e non riuscirò mai a farmi una ragione di quello che ci è accaduto e ogni volta che si avvicina qualche festività mi ricordo con quanto entusiasmo preparavi ai figli qualche sorpresa per fargli sempre ricordare quella festa, come era sempre festa quando tornavi dal lavoro e li andavi a prendere all’asilo, percorrendo la via del ritorno con un gran fiatone per riuscire a stare dietro alle due piccole pesti. Eri stanca, ma felice ed eri anche contenta di me, cosa potevo desiderare di più!
Questa mattina quando ho varcato la soglia della Casa di Tutti, non sono più riuscito a trattenere i miei pensieri che avevano iniziato un sofferto pellegrinaggio attraverso i sentieri della memoria amplificando i ricordi sino a farli diventare voci. Parole piene di tristezza e di rimpianto e tanta voglia di lanciare un grido verso l’alto per rimproverare chi ha impedito ai nostri figli di rivolgerti affettuosi messaggi d’amore e di poter pronunciare come tutti i bambini la parola “mamma”.
Con questi pensieri sono stato davanti alla tua tomba, con questi pensieri ho sostituito i fiori, con questi pensieri ho ordinato una composizione di fiori che ti sono sempre piaciuti e con questi pensieri mi sono allontanato inviandoti un bacetto.
Poi in memoria della tua ferma fede ho accennato un brevissimo brano del “Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis”.
Ciao Lilli a lunedì prossimo.


Il silenzio. . . il killer dell’amore.

ottobre 10, 2010


Non ero di buonumore, ma chi lo è oggi, pensavo fra me e me, con tutti i problemi del lavoro, della casa, dei soldi che non bastano mai mentre ogni tariffa ed il prezzo di ogni cosa segna sempre un record al rialzo, la vita è ormai un percorso per la sopravvivenza, un forzato trekking per sperare di raggiungere un po’ di pace e di armonia, un forte desiderio, anzi un bisogno di riuscire a respirare aria nuova per riuscire a distoglierci dai soliti affanni quotidiani e per cancellare dalla mente tutti i falsi miti del giorno d’oggi così vanamente tronfi di una sbandierata personalità vincente esageratamente esposta mediaticamente alla pubblica osservazione sino al punto di voler imporre un confuso intreccio di nuovi stili di vita, che nella realtà generano solo difficoltà, incoerenze ed anche , per quanto assurdo possa sembrare, un nuovo senso di solitudine che sordidamente e pericolosamente si spande per intaccare le comunicazioni interpersonali sin dentro la propria famiglia.
Sembra assurdo ma accade questo e la pressione mediatica riesce a confondere molte persone con la loro falsa rappresentazione di una realtà, che di fatto si realizza solo al di là del tubo catodico per soddisfare ragioni commerciali e d’opinione dell’editore e del suo probabile committente.
In questa bailamme sociale ci si mettono pure i nuovi mezzi di comunicazione, come i telefonini, che apparentemente sembrano favorire il dialogo mentre nella realtà, penso, disabituano ad intrattenere comunicazioni interpersonali.
Certo, pensavo, è molto difficile essere felici quando si vive in una società di individui stressati come è veramente difficile sentirsi liberi se si vive fra galeotti.
In questa impalpabile realtà, la vittima più esposta è la giovane famiglia, i coniugi, che presi dalle difficoltà del quotidiano e qualche volta da una fraintesa responsabilità verso un figlio appena nato, non riescono a reagire e s’ impantanano in una incomunicabilità fortemente lesiva per la loro unione. Sembra assurdo ma anche il silenzio diventa un mezzo di comunicazione, ma di certo non della migliore, anchilosando ogni emozione e sentimento, facendo di conseguenza svanire tutta la magia dell’amore.
Il silenzio offende, blocca ogni risorsa e rende difficile ogni intesa, è meglio qualche discussione in più, un po’ di mal di fegato che rinunciare a priori ad essere più belli e disponibili nella coppia.


Roma: GP F.1 “SI” e GP F.1 “NO”

ottobre 9, 2010


Per caso ieri ho letto un sunto del rapporto redatto da un partito politico sulla comunicata possibilità di organizzare e realizzare una gara di F.1 a Roma o a Vallelunga e non sono riuscito a condividere le conclusioni, tutte negative, di questo progetto.
Certo allestire un percorso e servizi accessori adatti ad una gara di F.1 in una città non è cosa semplice per un’infinità di problemi da risolvere e per l’esosità delle cifre stanziare, ma se questo progetto dovesse essere applicato in un’area dove già esiste un circuito abilitato a gare motoristiche, ebbene tutto diverrebbe meno complicato e meno costoso, Quindi l’idea di attualizzare il dimensionamento del circuito di Vallelunga per rendere appunto possibili competizioni di questi tipo e di Gp2 con la necessaria inderogabile realizzazione di tutto quanto necessiti di accessorio, come per esempio un sicuro eliporto, zone di pronto soccorso, spazio per delle gru/fisse-mobili per togliere auto eventualmente incidentate, ospilality per i piloti e per il loro staff ed eccetera, mi sembra degna di considerazione e di meno complessa fattibilità.
Quello che mi ha meravigliato del rapporto in parola è la mancanza di idee e l’arida considerazione di temere una duplicazione del già noto gran premio di Monza al quale la sessione laziale potrebbe sottrarre incassi e spettatori.
Nulla di più errato perché ogni gran premio ha le sue caratteristiche, i suoi eventi pre/post competizione e qui si constaterebbe la bravura e la buona fantasia degli organizzatori a rendere unici ed a mantenere accesi i reciproci interessi. Circuiti di questo genere non debbono servire solo per espletare la calendarizzata gara automobilistica, ma deve prestarsi per gran parte dell’anno ad altri eventi che richiamino altro pubblico in modo da non far giacere l’impianto in un inutile catalessi.
Quindi grande partecipazione del privato negli investimenti e nel redigere annualmente/periodicamente un programma delle possibili attività da realizzare in tale spazio.
Un siffatto programma incentiverebbe il lavoro con conseguente nuova occupazione e questa augurabile circostanza aiuterebbe il territorio ad uscire con meno lentezza dalla crisi che ancora congela la nostra comunità.
Con questa visione coraggiosa si realizzarebbe un valore aggiunto nella possibilità di nuovo lavoro dotando il territorio di un nuovo necessario dinamismo che andrebbe ad irrobustire l’economia di tutta la regione, altrettanto per l’altro territorio e regione.
In questo programma di rinnovamento si potrebbe veramente comporre, come accennato poc’anzi, un positivo valore aggiunto nell’economia territoriale e nella rigenerata forte coesione sociale tanto necessaria per poter riparlare a proposito di competitività e qualità della vita. Non credo sia esagerato supporre al riaffiora mento generale della condivisione di progetti e della più forte valorizzazione del lavoro umano con risvegliati ideali, passioni e fiducia civile.
Quindi trovo positivo incentivare investimenti che possano dare vitalità a strategie di ampio respiro per uscire dalla orizzontalità della crisi tarpando ogni progetto di reazione e di conseguente fiducia nel mondo imprenditoriale e nelle masse di lavoratori.
Quindi coraggio e qualcuno abbandoni paure ed egoismi di parte per partecipare ad un discorso di riscossa economica generalizzata, nazionale, coinvolgendo anche il capitale privato privilegiando un’osservazione a lungo per intercettare ogni possibile opportunità di crescita.
Quindi stop ad ogni personalismo di quartiere, qui dobbiamo essere tutti uniti per realizzare nuove occasioni per lasciarsi dietro le spalle, una volta per tutte, ogni difficoltà e se così avvenisse tutto si risolverebbe man mano nel tempo e forse, anzi quasi certamente, troveremmo più motivi di accordo che di divisione.
Qualche politico dia la possibilità al buon senso di suggerire serie, coraggiose e mirate iniziative per ritrovarci tutti fuori pericolo.


Sputtanilandia.

ottobre 8, 2010


E’ un paese difficile da individuare su qualsiasi carta geografica, però se per caso ti ci trovi lo riconosci immediatamente senza alcun tema di errore.
E’ un posto gradevole per le bellezze paesaggistiche, per il clima, per la sua storia, per le sue tradizioni, per l’accoglienza delle popolazioni autoctone e per la sua musica popolare, sempre aggraziata e coinvolgente.
Quello che sorprende un po’ è l’ascolto di qualche politico, di qualche cosi detto vip, della lettura di qualche quotidiano che sembrano ormai instancabili partecipanti ad un recente nuovo gioco, quello dell’insulto sonoro, terribile, inequivocabile che ha superato di gran lunga il vecchio desueto pettegolezzo, che di solito era consumato sui pianerottoli delle case popolari o dei numerosi vecchi condomini. Quest’ultima un’attività verbale tutto sommato innocua e divertente per alcuni versi, perché non era quasi mai riferita al privato dell’oggetto della diceria, ma ai suoi aspetti esteriori, come un tic, una particolare andatura, una superstizione ed a queste colorite note in genere si affibbiava un buffo soprannome all’ignava vittima della colorita diceria.
Invece alcuni noti personaggi di questo introvabile paese si sono così impegnati in questa crudele attività verbale al punto da elevare i toni della critica a vere e proprie malignità ed insinuazioni. Non c’è orario che tenga, di giorno e di notte questi superbi personaggi dalla lingua bifida non smettono mai di produrre pesanti e strillati insulti e con conseguenti sospetti per stendere ed annullare la persona al momento scomoda ed avversa.
Uno sport al massacro che non risparmia nessuno sino all’annientamento, una guerra a suon di sonore insinuazioni del calibro di bombe nucleari. In queste attività belliche non si fanno né feriti e tantomeno prigionieri, ma si cerca di tacitare e di mettere fuori gioco per sempre il bersaglio delle micidiali invettive.
Tanto è particolare ed unica nel suo genere questa attività di tentata calunnia, oltraggio, diffamazione con qualche divagazione che tracima nella più o meno esplicita minaccia di distruzione dell’immagine avversaria, che questa rumorosa località è divenuta oggetto della più vasta curiosità dei paesi più o meno limitrofi. Come se stessero in attesa per capire come andrà a finire questa volgare querelle.
Tutto cessa durante gli incontri con qualche prelato, allora sbocciano sorrisi, abbracci e baci, vengono esibite tentazioni di innocuo flirtamento, insomma è scesa la pace e le lingue bifide ben riposte nel loro caldo alloggio naturale lasciano il posto ad immancabili convenevoli di maniera e a sguardi di dolce simpatia e condivisione, si libera così l’aspetto cristiano, della bontà, della sopportazione e della devozione ai valori rappresentati dal prelato ospite ed in ossequio all’impressione che si tenta di offrire di sé, impeccabili nel rispetto del severo protocollo di circostanza.
Appena fuori si ricomincia a spellare ed a spogliare gli avversari come gli abbacchi appesi dal macellaio.
Ormai tutto questo non impressiona più i cittadini normali e cioè quelle persone che sono costrette ad alzarsi presto la mattina per andare a lavorare con attenta laboriosità e responsabilità. Quindi quasi tutti hanno preso le distanze da questi miseri exploit che rappresentano la triste realtà di questo bel paese. Ormai ci si ride nel sentire questi patetici personaggi tentare di sparare fandonie sempre più grosse, mentre affiora una mitomania che tenta di confondere il giudizio del popolo spacciando inutili e vuoti proclami per reclamare ragioni che non hanno. Si sopravvive in una realtà da mondo virtuale, in una forzata second life dove è stato declassato ogni valore solidale a favore di un esagerato interesse verso i soldi, la carriera, la notorietà, l’insolenza e qunt’altro che sia pratico ed egoisticamente utile anche se a discapito degli altri.
In questa società rampante ed egoista sembra non esserci più spazio per ogni più timido germoglio di passione, di amore e di speranza per una vita più a misura d’uomo, tutto ciò che è buono sembra esaurirsi quasi che questo sia il prezzo dovuto per la pretesa crescita in una realtà estremamente capitalista e globalizzata frequentata da masse fortemente indebitate e minacciate da una probabile instabilità lavorativa.
In questa atmosfera viene penalizzata anche la famiglia, il mondo dei prossimi adulti cresceranno con scarso affetto a deconto della loro identità di uomini e donne con probabili conseguenze nelle relazioni fra partner, forse si vivrà in una comunità priva di ogni energia, in una finta rappresentazione degli affetti personali, intimi.
Quindi in questo paese sembra giunto il momento di rimettere mano al timone per riprendere con saggezza la via del vero progresso tecnologico, commerciale finanziario, sociale, che tenga conto della vasta popolazione e che finalmente ponga fine al negativo leaderismo che ha solo realizzato atteggiamenti di non apprezzata arrogante supremazia e per un preteso carisma realizzato con la sola telegenia.


La felicità sul palmo della mano.

ottobre 7, 2010


Quando l’oscurità della sera inizia a coprire la luce del giorno e le ombre si allungano sull’asfalto, non vado a dormire come gran parte delle persone per me inizia il tempo delle riflessioni, dei ricordi, delle malinconie e della tentata cura delle tante ferite dell’esistenza che non sono mai riuscito a far rimarginare.
Non sono a casa, sono giù in città in un luogo assimilabile ad un porto di mare, ad una stazione con un gran via vai di persone, una babele di linguaggi che solo da poco tempo riesco a comprenderne il senso ed a coglierne il significato. Un piccolo luogo, che per la varietà degli incontri, fa quasi credere di essere nella realtà del futuro, del domani, quando la gran massa di persone del mondo si è mescolata ed ha smesso di avversarsi senza senso ed ha finalmente rinunciato a commettere sciocchezze che possono nuocere ad altre persone, come i pregiudizi, il razzismo e le guerre. Qui non è difficile né raro vedere un iraniano discorrere allegramente con un israelita, un indiano con un cinese, un italiano con un africano e così via. L’unica difficoltà è la comprensione della lingua altrui, ma qui con il mio piccolo net-book sono fisso sul traduttore di Google e tutto fila liscio e mi sembra di essere quasi un poliglotta, io e gli altri. Qui, tranne rare eccezioni, nemmeno la politica divide le persone, ma la convinzione che probabilmente il futuro può essere una replica del passato, quindi del nostro presente, ci fa temere di non riuscire più a recuperare quei valori tradizionali, etici, democratici e solidali che da qualche anno sono caduti per essere sostituiti da una generalizzata trasgressione comportamentale al punto da trasformare l’attuale società in una triste e sgradevole soap-opera animata da un gran numero di comparse dedite a minacce, ricatti ed a creare una continua confusione trasformando la vita di tutti in una frenetica ed ostile querelle.
L’esistenza della maggioranza delle persone è ormai colma di problemi, di preoccupazioni e di complesse emozioni, che quotidianamente devono affrontare per il lavoro, per la famiglia e per la propria salute che è sempre più minata da forti tensioni sino al più profondo stress.
Poi improvvisamente ed amaramente si è spettatori di crudeltà al limite di una condizione borderline come è accaduto ad una giovane ragazza di appena quindici anni, alla quale un folle zio ha tolto la vita e tutte le speranze di augurata felicità. Una sfortunata giovane creatura vittima di un mostro, senz’altro oltre il confine della normalità, che ingiustamente e ferocemente le ha tolto la possibilità di vivere la sua giovinezza, età delle normali esagerazioni causate da quella vitalità che un po’ tutti noi dovremmo ricordare di aver vissuto nella nostra gioventù per guardare con affetto, comprensione e tutela tutti i quindicenni che si affacciano alla vita incuranti dei possibili pericoli della giovane età.
Ecco, quando i media ci informano di siffatte ferocie, sono assalito da un impulso di vendetta per rendere dente per dente ogni possibile sofferenza al mostro assassino.
Per me è una gioia guardare ed ascoltare i giovani, volendo o nolendo mi riportano indietro nel tempo, ai giorni migliori della vita quando si cominciano a formare le speranze, i desideri ed i deboli proponimenti si irrobustiscono nella volontà.
Quanto vorrei congedarmi da questa vita con la convinzione che tutto è migliorato ed il quotidiano non sarà più vissuto con affanno, forse sto sperando ed augurando che avvenga qualcosa che non avverrà mai. . . . . . . sarei veramente fortunato se fossi un mendicante che tendendo una mano qualcuno mi posasse sul palmo un piccolo regno dove tutti hanno la loro parte di serenità, di sicurezza e di giustizia, come viene recitato in una breve poesia letta molto tempo fa, ma che della quale non ricordo più né il titolo e né l’autore.
Però mi rimane una forte speranza, che il castello donato non sia di sabbia.


Operazione Trasparenza.

ottobre 6, 2010

Questo è il solo effetto della tanto decantata operazione trasparenza.

La notizia non è proprio fresca di giornata, ma significativa.
La Brambilla nomina tre giovani di belle speranze all´ACI.

Il ministro mette ai vertici dell’Aci tre manager che si sono fatti da soli……….
Uno è il suo fidanzato, il secondo è il figlio di La Russa e il terzo è il pargolo el consulente berlusconiano Bruno Ermolli

Trovare lavoro ai giovani e valorizzare i loro talenti è una missione nobile e  importante: basta con questo Paese dominato dagli ultrasettantenni.
 E nessuno  meglio di Maria Vittoria Brambilla – una volta diventata fortunatamente ministro – è consapevole dell’esigenza di un ricambio generazionale in questo Paese.
Avendo preso molto sul serio questo suo impegno, la signora Brambilla ha appena  trovato lavoro a due giovani – non ragazzini, ma insomma under 40 – molto bravi  e promettenti.
Uno si chiama Massimiliano, ha 38 anni ed è un simpatico
 ragazzo che ama le camicie rose e le cravatte azzurre, già noto negli ambienti accademici  internazionali per essere stato fidanzato con Cristina Dal Basso del Grande  Fratello, accanto alla quale è apparsa sulle pagine del settimanale “Chi”. Da ieri, l’ottimo Massimiliano è commissario straordinario dell’Aci,l’umile
lavoro che gli ha appunto trovato la signora Brambilla, nella sua qualità di ministro del Turismo. Si ignora al momento l’entità della sua retribuzione ma si ha motivo di ritenere che Massimiliano non avrà il problema di arrivare a fine mese.
 Del tutto casuale, ovviamente, il fatto che Massimiliano sia figlio
dell’imprenditore Bruno Ermolli, uno degli imprenditori italiani più potenti e vicini a Berlusconi, che da anni ricopre cariche di ogni tipo a Mediaset e  in  Mondadori, oltre ad avere le mani in pasta in tutti i business
 pubblici-privati  italiani (dalla vendita di Alitalia all’Expò di Milano, dalla Scala alla  Bocconi).

Siccome tuttavia si sa che ai giovani piace stare insieme, la Brambilla ha pensato che sarebbe stato crudele lasciare il giovane Ermolli da solo all’Aci.
Ecco che allora nella squadra del giovane neocommissario il ministro ha subito inserito anche un altro ragazzo di ottime speranze, tale Geronimo, un trentenne  che ha in comune con Ermolli junior la passione per le ragazze uscite dal Grande Fratello (è finito suoi giornali di gossip insieme a Vanessa Ravizza) e più di recente è stato fidanzato con la bionda di ottima famiglia Micol Sabbadini.
Già frequentatore dei locali di corso Como e dintorni (parliamo sempre di Milano, naturalmente) il giovane Geronimo è un grande amante del mare e poco  tempo fa ha rilasciato una pensosa intervista spiegando che la sua nuova barca «ha il teak esteso sia nella spiaggetta sia dentro il pagliolato», e lui «ha  scelto personalmente il logo sullo scafo». A Geronimo, che è un ragazzo dai valori semplici, piace però soprattutto frequentare gli amici: in particolare  Paolo, Barbara, Giovanni e Francesca, che di cognome fanno rispettivamente Ligresti, Berlusconi, Tremonti e Versace. Ah, anche Geronimo in effetti avrebbe  un papà piuttosto famoso e potente – al momento fa in ministro della Difesa e si  chiama Ignazio La Russa – ma sarebbe ovviamente una calunnia comunista affermare che questo abbia qualcosa a che fare con la sua nomina all’Aci. 

Anzi, c’è la certezza assoluta che Brambilla abbia scelto i nuovi boiardi solo  con criteri meritocratici, basandosi sulle competenze e non sulla parentele.
E  questo perché Brambilla è una che prima di nominare qualcuno vuole  conoscerlo  bene, molto bene. Talvolta benissimo.

 Non si spiega altrimenti perché accanto a Massimiliano e Geronimo il terzo  nome  elevato nella nuova governance dell’Aci sia quello di di Eros Maggioni, 42 anni  ottimamente portati, odontotecnico e piccolo imprenditore di Calolziocorte, in provincia di Lecco. Amante dell’equitazione, uomo dal carattere schivo che raramente si fa vedere fuori da Calolzio, è , si dice, il fidanzato della Brambilla da 19  anni.