Lo so . . . . .però

luglio 30, 2008
Lo sò, sono consapevole di essermi assentato per un bel numero di giorni da questo spazio per molte difficoltà e problemi, che mi hanno distratto e diversamente occupato. Ho trascorso un periodo con la mente così affollata di pensieri tanti quante sono le foglie in un bosco. Così mi sono dovuto concedere una pausa per riordinare le idee e per quindi creare una scala di priorità nei tanti problemi da risolvere. . . . .e così ho fatto.

Questi periodi sono circostanze normali della vita, il tempo alterna parentesi buone e meno favorevoli.

Quando si trascorrono giorni difficili si genera in noi, almeno in me, un particolare stato mentale ed emotivo, che difficilmente ci pone nelle condizioni di essere utili a noi stessi, tanto meno agli altri, alle persone alle quali vogliamo bene. . . . . ma per fortuna che le risorse caratteriali della nostra personalità non sono mai così residue da compromettere la lucidità dei pensieri che ci permettono di riemergere forti, positivi e razionali tanto da rimettere tutto a posto. Così è sempre accaduto e così, per quanto possibile, è tutto stato risolto o tutt’al più la vita è continuata.

Mettendo da parte queste considerazioni, che mi porterebbero in valutazioni molto personali circa la nostra attuale condizione, che se dovessi brevemente definirla affermerei che noi ormai siamo considerati come tatnti pezzi di ricambio di un grande meccanismo. . . . umano, ormai disumanizzato dal generale mal gestito liberismo imposto dall’attuale non-politica, che piano piano sta annullando lo stato sociale, che nel tempo ha permesso l’erogazione di pubblici servizi a favore della collettività, garantendo alla vasta cittadinanza di accedere a servizi e prestazioni pressochè gratuite indipendentemente dalla sua condizione sociale ed economica. Un trasparente ed obiettivo riconoscimento di diritti e doveri. . . . un sistema non perfetto, ma in linea con la nostra Costituzione Repubblicana. Così i ragazzi hanno potuto frequentare le scuole pubbliche, così un ente pubblico ha assicurato nel tempo le prestazioni pensionistiche per gli anziani, così la mediazione delle parti sociali dibatteva e chiudeva i vari ccnl, così l’assistenza sanitaria pubblica assicurava il mantenimento e la cura della salute. . . .e così via da condizioni imperfette sino al miglioramento delle prestazioni di qualche tempo fà.

Oggi sembra essere considerato solo il denaro, l’utile, il guagagno e a questo proposito nulla da eccepire per le attività produttive, sempre nel rispetto delle regole commerciali ed etiche, ma per quanto riguarda la tendenza di voler privatizzare sempre più anche i servizi, come la sanità, come la previdenza sociale ed altro, non sono d’accordo perchè s’è constatato che le privatizzazioni determinano costi più alti e non garantiscono la migliore qualità delle prestazioni e servizi e forse, ma non con tanto “forse”, creano conflitti con quei diritti, che costituzionalmente sono garantiti.

Siamo giunti nella condizione in le Camere licenziano un decreto (il D.L. 112/08) con il quale di fatto si può diminuire le retribuzioni dei dipendenti pubblici, in barba alla considerazione della decennale azione contrattuale dei vari sindacati di categoria.

Uguale parere negativo verso il licenziaturo decreto, già nel testo emendato, sui lavoratori precari, che hanno un contenzioso legale con le Poste Italiane.

Molti altri sono i provvedimenti emanati dal Parlamento, che non valuto positivamente, altri invece sembrano progredire nella giusta direzione, quindi non desidero affrettare un giudizio diffidente. . . . . attenderò la stesura definitiva dei testi.

Però, per giustizia, si deve ammettere che questo Governo è riuscito a liberare la bella città di Napoli e provincia dalla spazzatura, che ormai ammorbava da sin troppo tempo quei luoghi, avvilendo la numerosa e solare popolazione campana.

Spero che nell’ agenda governativa ci sia spazio anche per riscrivere una nuova buona legge elettorale, che permetta agli elettori di scegliere nella prossima tornata elettorale il proprio candidato in modo che il Parlamento sia nuovamente occupato da persone gradite alla popolazione, al di là del loro diverso partito politico di appartenenza.

Prima di concludere questo post, desidero segnalare brevemente una circostanza, che ha generato nell’animo un senso di ribellione e di inquietudine.

Nella nostra tradizione esiste ed è rispettato il culto verso i defunti, verso i propri cari non più in vita. Un sentito importante sentimento di amore, di rispetto e di memoria che ha sempre indotto l’uomo ha seppellire i suoi defunti in un luogo dove ci si può raccogliere per vivere con essi una devota comunione, una preghiera, un sommesso colloquio che và oltre la morte, nella celata speranza di “risentire” la vicinanza del proprio caro defunto. Un luogo, oggi cimitero, dove davanti alla fotografia del proprio congiunto si cerca, invano, la conferma di una possibile futura resurrezione, dove si continua invano a riferire sottovoce i propri pensieri, le proprie ansie e dove si cercano delle risposte, dei consigli che non arriveranno mai se non nella nostra fantasia, nella nostra devota illusione di essere ascoltati. . . . . un luogo dove si ricerca un legame a volte improvvisamente spezzato, lasciando nell’animo e nella vita del superstite un vuoto incolmabile lievemente lenito dalle parole tramandatateci da Cristo nelle sacre scritture “Io sono la resurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore, vivrà”. Ebbene la mia persona cara, purtroppo defunta, “credeva” e credeva fermamente. . . . quindi “vivrà”, forse nel lontano giorno del Giudizio Universale o forse attraverso la mia devozione ed il culto cristiano dei morti.

Mah! Comunque oltre il mio fatto personale, ecco la circostanza che desidero segnalare e che ho già segnalato ad una istituzione sociale ed ad una federazione che cura gli interessi dei cittadini, dunque:

– scaduta da qualche giorno la concessione trentennale del loculo ove riposa mia moglie, mi sono recato negli uffici del comune dal quale dipende il cimitero in questione. Dopo una breve attesa, sono entrato nell’ufficio che ha la responsabilità delle scadenze/rinnovi delle concessioni cimiteriali. Sono bastati pochi istanti con sotto gli occhi i nuovi importi delle concessioni per essere assalito da un gelido stupore e da una gran voglia di mandare tutto all’aria per la constatata esagerazione di quelle tariffe. Solo la gentile e ferma condivisione al mio stupore da parte dell’impiegato mi calmai e ripresi la lettura del tariffario.

Insomma il rinnovo trentennale del loculo che mi riguardava (seconda fila) ammontava a circa 3.200,00 euro (pari a circa 6.000.000 delle ex lire) , non differibili tantomeno frazionabili, prendere in contanti o lasciare per altre opzioni. Quel rinnovo, decuplicato nel tempo, costava come una concessione di un loculo nuovo in un nuovo manuefatto, mentre penso che il valore attuale di quella concessione doveva tenere conto della sua vetustà (loculo usato e struttura vecchia), della prosecuzione del rinnovo contrattuale come è d’uso.

Quindi ho optato per la soluzione della raccolta dei resti della mia “de cuius”, così ho riempito ben tre moduli ed acquistato, dal non molto vicino tabaccaio, una marca da bollo di euro 14,62 da attaccare ad uno stampato. Dopo di che ho dovuto corrispondere in cassa (sportello della banca-tesoriera, al piano terra di un’altro stabile) ben 232,96 euro per estumulazione-rimozione lapide-muratura/smuratura e diritti.

Fra qualche tempo dovrò convenire una nuova concessione per un loculo ove riporre la cassetta con i resti di mia moglie (spesa prevista fra euro 300/500) sempre che non sia necessaria ed obbligatoria la cremazione se la salma non si è completamente mineralizzata, con una ulteriore spesa di circa 700/800 euro. Oltre a ciò dovrò senz’altro pensare alla nuova lapide (il nuovo loculo ha dimensioni diverse da quello lasciato) per una spesa di circa 400 euro, almeno così mi è stato riferito.

Il tutto per la modica spesa di circa altri 1.500,00 euro (pari a quasi 3.000.000 delle ex lire); pensate che precedentemente, circa il mese di maggio u.s., avevo interpellato una nota società di servizi funebri e questa mi aveva preventivato appunto una spesa di ugualmente 1.500,00 euro, ai quali però avrei dovuto aggiungere ben 500,00 euro di mance. Che dire!

Intanto nel corridoio qualche incaricato di ditte di onoranze funebri chiedeva se si fossero liberati dei loculi in seconda fila ed il suo interlocutore, con aria dispiaciuta e contrariata, rispondeva di non possedere disponibilità al momento, ma a settembre sicuramente avrebbe potuto sodisfare queste richieste.

Alla domanda se avessi potuto detrarre queste spese nel mio mod.730, mi è stato risposto che ciò non era possibile fiscalmente, ma a questo proposito nessuno, nemmeno l’Urp, ha saputo spiegarmi il motivo di tale impossibilità. A momento opportuno mi informerò, ma se ciò risultasse confermato sarebbe una vera ingiustizia, perchè sono costi funerari/cimiteriali che si sostengono obbligatoriamente. . . . . con l’augurio di dare pace a chi sfortunatamente giace.

A questo proposito trovo anche ingiusto pensare, che, chi non può spendere per pagare le tariffe in uso dai nostri servizi cimiteriali comunali, deve arrendersi all’opzione dell’ “ossario comune”.

Per concludere il racconto del fatto, in fondo al tariffario c’è scritto che dal prossimo anno, se ho letto bene, detti canoni saranno soggetti all’indice di caro vita l’Istat, come ogni altro genere di largo consumo!

Per fortuna che dovremmo essere tutti uguali alla morte, almeno così diceva Totò molti anni addietro. Oggi anche i cimiteri sono forse considerati come aziende ed i morti sono meno uguali, come noi da qualche tempo di fronte alla legge e non solo . . . . . . lo so, però. . . mi sembra tutto molto ingiusto e sono sorpreso che sin’oggi nessuno si è occupato di questo.

Come vorrei che si verificasse un nuovo rinascimento nazionale, che parta appunto dai comuni per soddisfare ogni persona almeno nelle loro piccole intime necessità., ma sono ormai decenni che ci si parla addosso e non si risolve nulla, quindi è necessario abbandonare l’apatia, bisogna riuscire a mettere da parte quel senso di incertezza che ci immobilizza fra le molte difficoltà del quotidiano. Bisogna compostamente sollecitare di nuovo le parti sociali e le numerose associazioni pro-cittadini di riattivarsi con nuova energia a nostro favore, promuovendo il giusto per tutti, anche ricominciando dalle piccole cose, come il diritto di riuscire tutti a pregare davanti alla fotografia ed ai resti di un nostro caro defunto.

 

 

 

 

Annunci