Making history

Novembre 8, 2009

OITTP-USA-HEALTHCARE-OBAMA
Friend -
This evening, at 11:15 p.m., the House of Representatives voted to pass their health insurance reform bill. Despite countless attempts over nearly a century, no chamber of Congress has ever before passed comprehensive health reform. This is history.

But you and millions of your fellow Organizing for America supporters didn’t just witness history tonight — you helped make it. Each “yes” vote was a brave stand, backed up by countless hours of knocking on doors, outreach in town halls and town squares, millions of signatures, and hundreds of thousands of calls. You stood up. You spoke up. And you were heard.

So this is a night to celebrate — but not to rest. Those who voted for reform deserve our thanks, and the next phase of this fight has already begun.

The final Senate bill hasn’t even been released yet, but the insurance companies are already pressing hard for a filibuster to bury it. OFA has built a massive neighborhood-by-neighborhood operation to bring people’s voices to Congress, and tonight we saw the results. But the coming days will put our efforts to the ultimate test. Winning will require each of us to give everything we can, starting right now.

Please donate $5 or whatever you can afford so we can finish this fight.

Tonight’s vote brought every American closer to the secure, affordable care we need. But it was also a watershed moment in how change is made.

Even after last year’s election, many insider lobbyists and partisan operatives really thought that the old formula of scare tactics, D.C. back-scratching and special-interest money would still be enough to block any idea they didn’t like. Now, they’re desperate. Because, tonight, you made it crystal clear: the old rules are changing — and the people will not be ignored.

In the final phases of last year’s election, I often reminded folks, “Don’t think for a minute that power concedes without a fight,” and it’s especially true today. But that’s okay — we’re not afraid of a fight. And as you continue to prove, when all of us work together, we have what it takes to win.

Please donate to OFA’s campaign to win this fight and ensure that real health reform reaches my desk by the end of this year:

https://donate.barackobama.com/History

Let’s keep making history,

President Barack Obama

Amico -

Questa sera, alle 11:15, la Camera dei Rappresentanti ha votato per far passare il disegno di legge della riforma sanitaria. Nonostante innumerevoli tentativi nel corso di quasi un secolo, alcuna camera del Congresso ha mai superato la riforma della salute globale. Questa è storia.
Ma l’organizzazione di tutti i sostenitori dell’America, non solo stasera, ha contribuito a rendere
una grande testimonianza nella storia.. Ogni “sì” era un coraggioso avvicinarsi alla vittoria, sostenuta da innumerevoli ore passate a bussare alle porte vicine, alla raccolta di innumerevoli firme nelle aule e nelle piazze della città. Si alzò in piedi. Lei ha parlato sopra. Ed erano stati ascoltati.

Quindi questa è una notte per festeggiare – ma non per riposare. Quelli che hanno votato per la riforma meritano i nostri ringraziamenti, e la prossima fase di questa lotta è già cominciata.

Il disegno di legge del Senato finale non è stato nemmeno ancora rilasciato, ma le compagnie di assicurazione stanno già facendo pressione per una ostruzione per seppellirlo. OFA ha costruito un quartiere massiccia operazione di by-quartiere a portare la voce della gente al Congresso, e stasera abbiamo visto i risultati. Ma nei prossimi giorni ci impegneremo per l’ultima prova. Vincente sarà chiedere a ciascuno di noi a dare tutto il possibile, a partire da adesso.

Si prega di donare 5 dollari o qualsiasi altra cosa ci si può permettere in modo che possiamo finire questa lotta.

Voto di stasera ha portato ogni americano più vicino al sicuro, abbiamo bisogno di cure accessibili. Ma era anche un momento di svolta nel modo in cui il cambiamento è fatto.

Anche dopo le elezioni dello scorso anno, i lobbisti di informazioni privilegiate e di molti operatori partigiana davvero pensato che la vecchia formula di tattiche intimidatorie, DC back-graffi e speciale interesse denaro sarebbe ancora sufficiente a bloccare qualsiasi idea non gli piaceva. Ora, sono disperati. Perché, stasera, lo avete reso cristallino: le vecchie regole stanno cambiando – e il popolo non sarà ignorato.

Nelle fasi finali delle elezioni dello scorso anno, ho spesso ricordato la gente: “Non pensare neanche per un minuto che concede il potere senza combattere”, ed è particolarmente vero oggi. Ma va bene – non abbiamo paura di una lotta. E come si continua a provare, quando tutti noi lavorare insieme, abbiamo quello che ci vuole per vincere.

Si prega di donare alla campagna OFA di vincere questa lotta e far sì che una vera riforma sanitaria raggiunge mia scrivania entro la fine di quest’anno:

https: / / donate.barackobama.com / Storia

Let’s keep making history,

Presidente Barack Obama


Com.Stampa: Influenza A H1N1 si aprano gli ambulatori nei weekend

Novembre 7, 2009

A62LGE2CAWB7611CA5P1G5OCAUJ74HJCAVH0GQOCA9SLG6WCA11GOFZCAMVJSJCCA1RO8QOCAMK3CBICA4HN6OBCALQJ7MMCAILZJCWCAL9815OCADW59ORCAYNI28XCA357CU8CASC648VCA8N2IHMComunicato Stampa n ° 45/2009
Roma, 7 novembre 2009

Emergenza influenzale:
si aprano gli ambulatori dei medici di famiglia e dei pediatri il sabato e la domenica

In seguito al dilagare dell’influenza A H1N1 nel nostro Paese, il Responsabile dell’Osservatorio per la Tutela e lo Sviluppo dei Diritti dell’Associazione “Giuseppe Dossetti : i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” (www.dossetti.it) Corrado Stillo ha dichiarato:
“Di fronte all’emergenza influenzale di questo periodo, ogni misura rivolta alla cura ed alla diagnosi dei pazienti, soprattutto bambini e giovani, deve essere attuata e messa immediatamente in esecuzione. A Roma in alcune Asl sono stati bloccati ferie e congedi del personale medico e paramedico, ma ciò non basta ad evitare le lunghissime file d’attesa che si registrano nei vari pronto soccorsi della città.
Dato il periodo eccezionale, chiediamo alle autorità regionali di predisporre adeguate misure finanziarie per permettere agli ambulatori dei medici di famiglia e dei pediatri di base di garantire l’apertura anche il sabato e la domenica, evitando così affollamenti non più gestibili al Pronto Soccorso.
Mentre i cittadini sono disorientati sull’opportunità di fare o meno il vaccino, chiediamo con urgenza  di preordinare le informazioni agli utenti in maniera corretta , evitando allarmismi ingiustificati o sottovalutazioni non reali.”
Contatto per i giornalisti:
Corrado Stillo Cell. 340 2191692 Tel. 06 3389120
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Associazione Culturale Nazionale ONLUS “Giuseppe Dossetti: i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti”
Presidente Prof.ssa Ombretta Fumagalli Carulli
Presidente Vicario Dr. Mario Occhipinti
Segretario Nazionale Claudio Giustozzi

Sede Nazionale: Via Giulio Salvadori, 14/16 – 00135 Roma  Tel. 06 3389120 – Fax. 06 30603259 – e-mail: segreteria@dossetti.it – http://www.dossetti.it
Sede Lombardia: Corso Sempione, 83 – 20149 Milano – E-mail: sedemilano@dossetti.it
Sede Sicilia: Viale Leonardo da Vinci, 17 – 90145 Palermo Tel .091 6827531 – E-mail: sedesicilia@dossetti.it
L’Associazione culturale ONLUS”Giuseppe Dossetti: i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” utilizza la posta elettronica per diffondere informazioni sulla propria attività e di cultura politica in generale, in attuazione dell’art. 21 della Costituzione che recita “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.


Finalmente un po’ di chiarezza in più sul Vaccino contro la Pandemia del virus A H1N1

Novembre 7, 2009

sirUna premessa importante è quella di dichiarare che non sono un medico, un clinico, un virologo, non posseggo alcuna conoscenza in ambito medico. . . sono solo una comune persona che ha cercato informazioni più chiare ed ordinate circa la recente pandemia causata dal virus A H1N1 e queste le ho apprese in specifiche comunicazioni, con la presenza di specialisti come, per esempio, il professore Aiuti e questa mattina una nota emittente privata, nel suo quotidiano programma d’informazione e di approfondimento con ospiti, ha affrontato il problema del nuovo vaccino preparato e in via di diffusione per contrastare la nuova pandemia da virus A H1N1.
Lo scopo di questa trasmissione è stata quella di capire se i molti dubbi sulla vera efficacia e sul presunto timore di gravi effetti collaterali attribuiti a questo preparato siano veri e fondati. Insomma è stato scoperchiato il mondo della paura venutosi a creare per le troppe diverse versioni diffuse da più fonti di comunicazioni, in maniera incerta, incompleta, un po’ schizofrenica e non sempre scientificamente conforme.
Ogni pandemia costituisce un evento eccezionale ed altrettanto eccezionale ne è la risposta sanitaria, che deve preoccuparsi di rendere meno diffusibile il contagio ed inoltre deve intervenire per proteggere la popolazione dagli effetti negativi, se non estremi, di questo fenomeno virale.
Tutti i vaccini, anche quello più semplice, può generare effetti collaterali come per esempio i più comuni sono i soliti pruriti ed arrossamenti delimitati nella zona circostante alla zona dove è stato introdotto il prodotto. Rarissimi sono i casi in cui si possono patire effetti collaterali più consistenti e a vigilare su queste remote possibilità c’è la continua sorveglianza del ministero della salute Pubblica, che tramite le Asl monitorizza tutte le comunicazioni al riguardo.
Comunque il vaccino in parola è stato sottoposto a severi controlli e test, che né hanno autorizzato l’uso e per qualsiasi dubbio o chiarimento è stato suggerito di chiamare il numero verde “1500” ove a richiesta si può interloquire con un medico, per soddisfare e chiarire ogni dubbio ed opportunità.
Qualcuno fra gli ospiti della trasmissione ha allora ricordato che questo prodotto contiene come adiuvante lo “Squalene”, che in passato dovrebbe aver prodotto effetti collaterali non piacevoli ( a questo proposito in qualche blog del web si afferma che avrebbe presumibilmente procurato artrite ed altro ). A questa nota però, giustamente, un noto clinico presente al dibattito, del quale purtroppo non né ricordo il nome, ha chiaramente affermato di non temere per questo perché ogni elemento presente nel predetto vaccino è stato accuratamente calibrato, testato ed adattato all’uso per il quale è destinato senza alcuno spazio a rischi di sorta, pertanto ogni effetto collaterale è determinato da cause coincidentali e queste sono veramente rarissime, come è stato riportato poc’anzi da tutti i clinici e ricercatori presenti.
A questo punto la signora Livia Turco (precedente ministro della salute), il professore Aiuti insieme al clinico, del quale – come ho affermato poc’anzi – non ricordo il nome, hanno raccomandato di avere completa FIDUCIA nelle indicazioni del MINISTERO DELLA SALUTE per la sua indubbia competenza e specificità e per la seria assunzione di responsabilità a questo riguardo.
Dunque tutte le persone che rientrano nelle categorie a rischio debbono senz’altro sottoporsi alla Vaccinazione.
Come è molto importante che i genitori di bambini sotto i sei mesi di vita si sottopongano anch’essi alla vaccinazione contro il virus A H1N1 per ridurre le probabilità di contagio alla loro creatura, che data la piccola età non possono essere vaccinati.
Se non ho dimenticato nulla si può concludere che è un diritto/dovere sociale vaccinarsi, secondo le giuste indicazioni, per arginare la pandemia, che ci aggredisce.

Certo in questo contesto quello che sembra essere mancato è il coinvolgimento di tutti i medici di famiglia, che sono poi quelle persone più vicine alla popolazione.
Altre incertezze sono state purtroppo rilevare sulla qualità dell’organizzazione del piano distributivo dei vaccini e nell’informativa che non è stata chiara ad indicare a chi rivolgersi per sottoporsi alla vaccinazione.

Pensate che mentre mi sto accingendo a chiudere questo post, in una piccola emittente televisiva una signora sta snocciolando una sequela di eccezioni, fra le quali l’ingente businnes, sul vaccino in questione e qui purtroppo si rileva la grande crisi di fiducia indotta da un irrefrenabile chiacchiericcio privo di fondamenti scientifici e dalla quasi quotidiana battaglia strillata etico/politico/finanziaria. con annessi scandali e notizie gossippare.

Io seguirò le indicazioni delle nostre Istituzioni politiche e scientifiche. . . . non ho dubbi in merito.


L’Ottava Nota.

Novembre 6, 2009

felicitaTutto nacque quando per caso questa estate decidemmo di andare a piedi verso un vicino comune, dove stavano preparando l’allestimento floreale in una strada in concomitanza del Corpus Domini, se non ricordo male. E’ vero che avevamo fatto un’abbondante colazione con dei pasticcioni molto sfiziosi, che prepara solo personalmente la brava pasticciera della piazza, ormai quasi tappa fissa settimanale, quando decido di farmi del male alla faccia di quel subdolo diabete, che vorrebbe privarmi di tali dolci golosità, ma il pensiero di dover percorre quasi quattro chilometri, sotto un lungo filare di alti pini, ci aveva messo addosso una strana allegria perché avevamo iniziato a fare un toto resistenza azzardando scherzosamente il nostro ordine di arrivo a fine passeggiata. Incrociammo veramente tante altre persone ed altrettante le vedevamo avanzare per la stessa nostra direzione, ma sull’opposto marciapiede, anch’esso ombreggiato da una sequela di alti pini. Un bella e salutare passeggiata interrotta davanti al bancone del bar, che all’incirca divideva a metà la lunghezza della strada da percorrere, per prenderci il secondo caffè del giorno e per fare quattro chiacchiere con il proprietario, una simpatica persona con una storia di emigrante in Svizzera, quindi rientrato dopo la drastica riduzione di personale praticata dall’azienda nella quale lavorava da oltre quindici anni. Ripreso il passo costeggiammo lentamente le reti dei campi da tennis, dove non mancano mai coraggiosi quanto poco pratici giocatori di quello bello sport, che faticano non poco a rimpallarsi la palla impugnando delle pregiatissime racchette degne di un Roland Garros. Giunti quasi in prossimità del Comune meta della breve trasferta, ci siamo inoltrati in una stretta viuzza che ci avrebbe fatto risparmiare un paio di cento metri di strada e ci avrebbe fatto arrivare a circa metà della via in allestimento. In quei piccoli marciapiedi si affacciavano una gran numero di piccole botteghe che vendevano di tutto e se i generi commercializzati erano alimentari si era spesso invitati all’assaggio. Avanzavamo quasi in fila indiana e contemporaneamente avevamo un bel da fare per non deludere i commercianti di vini e di dolciumi con il nostro proposito di evitare quegli inaspettati e gratuiti spuntini.
Improvvisamente, dopo aver percorso qualche passo fra variopinti caseggiati, sbucammo nella famosa strada, un carnevale di colori, tutti accesi e questi erano creati da un incalcolabile numero di fiori posati in terra da formare un’enorme tappeto floreale così bello da rimanerne incantati e quasi increduli. Percorremmo un buon tratto della stretta striscia per ammirare una maggiore estensione di quell’opera d’arte, parlammo con alcune persone che ci ragguagliarono sulla prossima festività e sulla bella processione serale organizzata dalla Chiesa in quella santa occasione, organizzata con un forte richiamo al vecchio noto e pomposo stile barocco. Una bella sorpresa, non avevo mai visto niente di simile.
Soddisfatti ed anche un po’ stanchi per la passeggiata svolta su un profilo stradale non proprio pianeggiante, ci siamo avviati, dopo aver attraversato una grande piazza, verso uno stretto dedalo di viuzze della parte più vecchia di quel comune per raggiungere lo studio di una disegnatrice che aveva riprodotto le immagini di una vecchia fotografia, di un nostro compagno di passeggiata, con colori ad olio su una superficie di compensato. Il nostro amico fece appena in tempo a ritrarre il dito dal campanello che la signora, l’artista, aprì un’anta della sua bassa porta di legno, tutta graffiata e con crepe così ampie e profonde da ingoiare ott
l’intero contenuto di un barattolo di stucco. Scivolammo silenziosamente all’interno di quella casa e fummo introdotti in un ampia camera stracolma di cartoncini, tavole e quadri tutti disegnati, vicino alla finestra c’erano due grandi cavalletti anch’essi sormontati da tele dipinte ma non ultimate. Quella con il disegno più interpretabile mostrava un paesaggio marino, con dei gozzi arenati sul bagnasciuga, con delle reti arrampicate e stese su corti pali e poco distante, nella bella prospettiva di quel paesaggio, delle semplici case vivacemente colorate. Il cielo era invaso da una palla di fuoco, il sole che nel suo tramonto riverberava il bel paesaggio con inconsueti e suggestivi colori. Una profonda sensazione di pace, di semplice felicità, di spiritualità e le ombre sfumate di poche persone toglievano a quell’ambiente quel non so che di immacolato, di intonso e di quasi sacro. Ci persi gli occhi in quell’incompiuto disegno, la signora se ne accorse e dopo aver consegnato la piccola tavola di compensato al mio conoscente, mi si avvicinò e disse “sto disegnando l’amore, quello vero, quello che dura più della vita. L’amore è un sentimento superiore a qualsiasi cosa e non ha confronto con nessun’ altra facoltà è così grande che nasce nello spirito e poi riesce ad unire due persone nella vita, liberando emozioni, istinti e passionalità che certamente muteranno nel tempo, ma rimarranno sempre forti. Il vero amore fa vivere bene se vissuto con pazienza, senza superbia, senza inutili nervosismi e risentimenti, con giustizia, con verità e con sopportazione reciproca”. Vede, aggiunse indicandomi il paesaggio marino, qui ho descritto l’amore, ho messo tutti gli ingredienti della vita, il mare e la terra come fonte di cibo, le barche come strumenti di speranza per rendere fruttuoso il lavoro, la pesca, le persone come soggetti dell’amore con le loro semplici case ed il cielo fonte di calore, di luce e luogo dove riporre i nostri pensieri, le nostre ansie. Ero sinceramente incantato ed insieme a me gli altri, nessuno fino ad allora aveva saputo descrivere un così semplice paesaggio in una semplice analogia della vita umana. Dopo qualche attimo di silenzio il mio amico saldò la sua commessa e già ci stavamo accingendo a salutare la nostra ospite, quando questa ci mostrò il palmo della mano come per dire aspettate un momento e spostando nel mentre una lunga tenda rossa, tra il bordeaux ed il vinaccio, scoprendo un vecchio pianoforte verticale, sollevò il copri tasti, estrasse uno sgabello rotonda e ci si sedette, si volse verso noi e ci comunicò “adesso vi faccio ascoltare due belle canzoni, che accompagnano molti miei ricordi”. La prima che intonò è stata “amor amor amor”, la seconda “tu mirada”. Due belle melodie così romantiche e strappa lacrime, che per un miracolo riuscì a trattenere un moto di commozione e poi così cantata in messicano, in spagnolo non so, comunque quella lingua aggiungeva un qualcosa in più di commuovente. Fra lo stordimento e la commozione l’applaudimmo compostamente, lei ringraziò e ci disse di non meravigliarci per la sua passione per la musica, perché lei la considerava elemento basilare per la vita di ognuno di noi e l’amore è l’elemento più importante per la vita di tutti, tanto è forte questa convinzione, continuava la signora, che quando suono per me l’amore è come se fosse l’ottava nota presente nel pentagramma. La buona musica la si produce quando c’è sentimento, quando si ha amore e così nella vita, questa è più bella e vissuta più felicemente se c’è amore, quello vero, quello sentito dal proprio cuore.
Certo avevamo conosciuto una persona un po’ particolare, ma tutto sommato aveva ragione a sostenere l’amore e a considerarlo come l’ottava nota nella musica, come nello sconclusionato strimpellamento della vita di qualcuno di noi.


La legge del tempo.

Novembre 6, 2009

IimagesCA3AI5I6eri sera ho approfittato di un piccola tregua della pioggia per andare a trovare un vecchio conoscente, che non incontro più da molti giorni. E’ bello dialogare con questa persona, ti sorprende sempre con argomenti che non ti aspetteresti mai di affrontare, è un tipo riflessivo e socievole, ci si passa bene il tempo insieme. Così dopo aver superato un paio di scoscesi viottoli con tutti i sampietrini sconnessi, sono arrivato alla piccola fraschetta dove in genere si sofferma l’amico. Dopo aver sospinto la pesante porta di legno, appena illuminata da una piccola e nuda lampada ad incandescenza, ho superato la soglia ed eccolo lì seduto al suo solito posto, con le spalle appoggiate al muro grezzo, a consumare la cena che la signora della fraschetta è solita preparargli. Questa sera il piatto era ben ricolmo di polenta al sugo con pezzi di carne e gli doveva piacere molto, visto l’impegno con il quale inforcava la forchetta.
Qualche breve convenievole a mo’ di saluto e mi sedetti di fronte, Questa sera non era molto in vena, ma iniziò a parlare del tempo, degli anni che scorrevano veloci:

Non sono mai stato in guerra con il tempo, con la mia età, però adesso nella mia condizione di prossimo over-di un’abbondante età accuso una certa involuzione di alcune mie capacità. Nulla di strano e tanto meno di anormale, sto solamente invecchiando e questa circostanza non mi intristisce e né mi spaventa, però mi infastidisce quella sensazione di avere una non più ferma memoria di recenti elementi. Un tempo scrivevo veloce e le mie idee venivano altrettanto velocemente fermate dalle parole su foglio bianco, ora invece non ritrovo più quella scorrevolezza nel riportare i pensieri su un qualsiasi supporto, a volte mi sfuggono vocaboli che un’attimo prima mi accingevo a scrivere, così sono costretto a fermarmi per ripercorrere mnemonicamente il pensiero che mi apprestavo a scrivere e questo non mi facilita il mio migliore passatempo, quello, appunto di scrivere, di comunicare di assecondare la mia particolare estroversione. Un bel pensiero, ma una sicura occasione per riflettere su sé stessi, sul tempo vissuto, sul presente e sulla probabile durata del rimanente futuro. Un’odissea, per certi versi così movimentata e piena di belle e meno belle sorprese, come quella di Ulisse, ma con la differenza che per vivere quel marasma di avventure non è servito girare mezzo mondo a bordo di una vecchia imbarcazione di legno, fra ogni tipo di pericolo e di scampato agguato e non c’è ciclope Polifemo e né maga Circe con tutte le sirene a rendere la vita così difficile come i propri parenti, quelli stretti come alcune scarpe.
In questo pazzo e stupido mondo quello che conta veramente è la lealtà, l’amicizia e l’amore, ma spesso i numerosi seguaci del noto Giuda vanificano ogni benefico effetto di questa affettuosa compagnia.
Comunque per tornare agli effetti della terza età sulla memoria, bisogna ammettere che è una bella lotta combattuta con il carattere, l’allenamento all’osservazione, la lettura, la volontà al dialogo e la voluta smemoratezza circa i torti subiti per non appesantire l’umore di inutili e dannose delusioni, come scrivere di operare una personale amnistia. Un modo come un altro per dare quel minimo vigore al senso che io ho della famiglia, d’altronde per essere almeno un po’ felici bisogna credere in qualcosa, alla famiglia per esempio come una piccola fede. Poi per quanto riguarda il resto è opportuno accettare serenamente tutti i segni dell’invecchiamento, compreso l’inevitabile deterioramento mentale e del difetto della memoria nei riguardi di fatti recenti. Il ricordo del vissuto è più forte e difficilmente scalfibile dall’invecchiamento biologico e psichico, almeno conserverò il ricordo delle varie trascorse tappe della mia esistenza passata. Non che ci siano momenti epici, ma almeno avrò la possibilità di rivisitare qualche breve parentesi di serenità che mi sono trovato a vivere fortunosamente.
In tutti questi anni i miei circuiti neuronali hanno trasferito molti episodi nella mia memoria e per me questa è il mio vero residuo tesoro e questo si perderà in concomitanza con l’indifferibile termine del tempo concessomi, dopo di che, se alcune aspettative corrisponderanno al vero, mi dedicherò a ciò che ho sempre fatto, ma che nessuno è riuscito a capire per propria incapacità cognitiva.


Urgent: House vote soon.

Novembre 6, 2009

storyFriend -
The House’s first full vote on health reform legislation may come as early as this week. It’ll be
the first time in more than 60 years that the full body votes on comprehensive reform, and we
expect it to be very close.
But with just a few days before the vote, the insurance industry and their allies are putting
extraordinary pressure on every representative to defeat it. We know that their expensive
lobbyists will be dashing to each congressional office, attempting to twist arms. The only
question is whether the phones will be ringing off the hook with constituents supporting
reform while that happens.

Click here to call your representative right now and tell them to vote in favor of
real health insurance reform.

The House bill incorporates the best ideas from Democrats and Republicans to guarantee
security and stability for those with insurance, provide affordable options for those without
— including the choice of a public insurance option — and reduce costs for families and
small businesses, all while decreasing the deficit.
Many representatives are standing with the President and fighting hard for reform.
They need to know that they have our thanks and our support.
And we need to remind the rest of Congress that Americans need them to rise above
partisan divides and stand up to the special interests. Please call:

http://my.barackobama.com/HouseVote

It’s down to the wire. Your hard work helped bring us to this historic moment. Now let’s
bring it home.

Thanks,

Mitch – Mitch Stewart – Director Organizing for America

La Casa Bianca tramite il suo Director Organizing for America, ci informa che ormai le votazioni sulla grande riforma sanitaria sono arrivate alle fasi conclusive e per questo si spera di essere molto vicini alla vittoria, in modo da offrire a tutti gli americani ed alle piccole aziende la possibilità di avere finalmente una Sanità Pubblica usufruibile da tutti, che secondo il disegno di legge House incorpora le migliori idee dei democratici e repubblicani per garantire stabilità e sicurezza nelle prestazioni. Questa della sanità è una dura lotta contro tutte quelle lobby che hanno interessi personali diversi, ma a questo punto è importante ricordare al resto del Congresso, che gli americani hanno bisogno di superare le parti che difendono, appunto, gli interessi particolari. Per tutto ciò si è invitati a ricordare al proprio rappresentante politico che è necessario che passi la nuova proposta Riforma Sanitaria nell’interesse dell’America e degli americani.


LA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA DI STRASBURGO: UNA GUERRA ICONOCLASTA LONTANA DALLA GENTE.

Novembre 5, 2009

Comunicato n ° 43/2009
Roma, 5 novembre 2009

LA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA DI STRASBURGO: UNA GUERRA ICONOCLASTA LONTANA DALLA GENTE

imagesCAEXCE4PIn merito alla recente sentenza della Corte Europea di  Strasburgo che considera il crocifisso nelle aule una violazione alla libertà di religione degli alunni, il Responsabile dell’Osservatorio per la Tutela e lo Sviluppo dei Diritti dell’Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori” (www.dossetti.it) Corrado Stillo ha dichiarato:

“Per miliardi di uomini il Crocifisso rappresenta più di un simbolo religioso che nulla, ma proprio nulla , toglie agli appartenenti alle altre religioni o a coloro che non aderiscono ad alcuna fede.

Nelle corsie degli ospedali, nelle carceri, nei luoghi di dolore il crocifisso è, per credenti e non credenti, simbolo di liberazione e di consolazione.

In un momento in cui le giovani generazioni non hanno più punti di riferimento ideali se non droga ed alcool in continuo aumento, una Croce di legno appesa in un’aula indica una millenaria civiltà, simbolo di solidarietà, accoglienza, tolleranza.

La Corte Europea di Strasburgo, espressione di quella elitè radical – shic sensibile soltanto agli aspetti economico-finanziari, è quanto mai lontana dal sentire dei popoli e dagli umori dell’uomo comune , avendo l’obiettivo di appiattire tutto in vista dell’ unico bene supremo:il mercato”

Contatto per i giornalisti:
Corrado Stillo Cell. 340 2191692 Tel. 06 3389120

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Intervento di Mons. Gianfranco Bottoni a nome dell’arcivescovo della Diocesi di Milano

La memoria dei morti qui, al Campo della Gloria, esige che ci interroghiamo sempre su come abbiamo raccolto l’eredità spirituale che Caduti e Combattenti per la Liberazione ci hanno lasciato. Rispetto a questo interrogativo mai, finora, ci siamo ritrovati con animo così turbato come oggi. Siamo di fronte, nel nostro paese, ad una caduta senza precedenti della democrazia e dell’etica pubblica. Non è per me facile prendere la parola e dare voce al sentimento di chi nella propria coscienza intende coniugare fede e impegno civile. Preferirei tacere, ma è l’evangelo che chiede di vigilare e di non perdere la speranza.
È giusto riconoscere che la nostra carenza del senso delle istituzioni pubbliche e della loro etica viene da lontano. Affonda le sue radici nella storia di un’Italia frammentata tra signorie e dominazioni, divisa tra guelfi e ghibellini. In essa tentativi di riforma spirituale non hanno potuto imprimere, come invece in altri paesi europei, un alto senso dello stato e della moralità pubblica. Infine, in questi ultimi 150 anni di storia della sua unità, l’Italia si è sempre ritrovata con la “questione democratica” aperta e irrisolta, anche se solo con il fascismo l’involuzione giunse alla morte della democrazia. La Liberazione e l’avvento della Costituzione repubblicana hanno invece fatto rinascere un’Italia democratica, che, per quanto segnata dal noto limite politico di una “democrazia bloccata” (come fu definito), è stata comunque democrazia a sovranità popolare.
La caduta del muro di Berlino aveva creato condizioni favorevoli per superare questo limite posto alla nostra sovranità popolare fin dai tempi di “Yalta”. Infatti la normale fisiologia di una libera democrazia comporta la reale possibilità di alternanze politiche nel governo della cosa pubblica. Ma proprio questo risulta sgradito a poteri che, già prima e ancora oggi, sottopongono a continui contraccolpi le istituzioni democratiche. L’elenco dei fatti che l’attestano sarebbe lungo ma è noto. Tutti comunque riconosciamo che ad indebolire la tenuta democratica del paese possono, ad esempio, contribuire:  campagne di discredito della cultura politica dei partiti; illecite operazioni dei poteri occulti; monopolizzazioni private dei mezzi di comunicazione sociale; mancanza di rigorose norme per sancire incompatibilità e regolare i cosiddetti conflitti di interesse; alleanze segrete con le potenti mafie in cambio della loro sempre più capillare e garantita penetrazione economica e sociale; mito della governabilità a scapito della funzione parlamentare della rappresentanza; progressiva riduzione dello stato di diritto a favore dello stato padrone a conduzione tendenzialmente personale; sconfinamenti di potere dalle proprie competenze da parte di organi statali e conseguenti scontri tra istituzioni; tentativi di imbavagliare la giustizia e di piegarla a interessi privati; devastazione del costume sociale e dell’etica pubblica attraverso corruzioni, legittimazioni dell’illecito, spettacolari esibizioni della trasgressione quale liberatoria opportunità per tutti di dare stura ai più diversi appetiti…
Di questo degrado che indebolisce la democrazia dobbiamo sentirci tutti corresponsabili; nessuno è esente da colpe, neppure le istituzioni religiose. Differente invece resta la valutazione politica se oggi in Italia possiamo ancora, o non più, dire di essere in una reale democrazia. È una valutazione che non compete a questo mio intervento, che intende restare estraneo alla dialettica delle parti e delle opinioni. Al di là delle diverse e opinabili diagnosi, c’è il fatto che oggi molti, forse i più, non si accorgono del processo, comunque in atto, di morte lenta e indolore della democrazia, del processo che potremmo definire di progressiva “eutanasia” della Repubblica nata dalla Resistenza antifascista.
Fascismo di ieri e populismo di oggi sono fenomeni storicamente differenti, ma hanno in comune la necessità di disfarsi di tutto ciò che è democratico, ritenuto ingombro inutile e avverso. Allo scopo può persino servire la ridicola volgarità dell’ignoranza o della malafede di chi pensa di liquidare come “comunista” o “cattocomunista” ogni forma di difesa dei principi e delle regole della democrazia, ogni denuncia dei soprusi che sono sotto gli occhi di chiunque non sia affetto da miopia e che, non a caso, preoccupano la stampa democratica mondiale.
Il senso della realtà deve però condurci a prendere atto che non serve restare ancorati ad atteggiamenti nostalgici e recriminatori, ignorando i cambiamenti irreversibili avvenuti negli ultimi decenni. Servono invece proposte positivamente innovative e democraticamente qualificate, capaci di rispondere ai reali problemi, alle giuste attese della gente e, negli attuali tempi di crisi, ai sempre più gravi e urgenti bisogni del paese. Perché finisca la deriva dell’antipolitica e della sua abile strumentalizzazione è necessaria una politica nuova e intelligente.
Ci attendiamo non una politica che dica “cose nuove ma non giuste”, secondo la prassi oggi dominante. Neppure ci può bastare la retorica petulante che ripete “cose giuste ma non nuove”. È invece indispensabile che “giusto e nuovo” stiano insieme. Urge perciò progettualità politica, capacità di dire parole e realizzare fatti che sappiano coniugare novità e rettitudine, etica e cultura, unità nazionale e pluralismi, ecc. nel costruire libertà e democrazia, giustizia e pace.
Solo così, nella vita civile, può rinascere la speranza. Certamente la speranza cristiana guarda oltre le contingenza della città terrena. E desidero dirlo proprio pensando ai morti che ricordiamo in questi giorni. La fede ne attende la risurrezione dei corpi alla pienezza della vita e dello shalom biblico. Ma questa grande attesa alimenta anche la speranza umana per l’oggi della storia e per il suo prossimo futuro. Pertanto, perché questa speranza resti accesa, vorrei che idealmente qui, dal Campo della Gloria, si levasse come un appello a tutte le donne e gli uomini di buona volontà.
Vorrei che l’appello si rivolgesse in particolare a coloro che, nell’una e nell’altra parte dei diversi e opposti schieramenti politici, dentro la maggioranza e l’opposizione, si richiamano ai principi della libertà e della democrazia e non hanno del tutto perso il senso delle istituzioni e dell’etica pubblica. A voi diciamo che dinanzi alla storia – e, per chi crede, dinanzi a Dio – avete la responsabilità di fermare l’eutanasia della Repubblica democratica. L’appello è invito a dialogare al di là della dialettica e conflittualità politica, a unirvi nel difendere e rilanciare la democrazia nei suoi fondamenti costituzionali. Non è tempo di contrapposizioni propagandistiche, né di beghe di basso profilo.
L’attuale emergenza e la memoria di chi ha combattuto per la Liberazione vi chiedono di cercare politicamente insieme come uscire, prima che sia troppo tardi, dal rischio di una possibile deriva delle istituzioni repubblicane. Prima delle giuste e necessarie battaglie politiche, ci sta a cuore la salute costituzionale della Repubblica, il bene supremo di un’Italia unitaria e pluralista, che insieme vogliamo “libera e democratica”.

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Noi Siamo Chiesa sulla sentenza della Corte europea di Strasburgo

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COMUNICATO STAMPA 
La fede la si vive nelle coscienze e la si pratica nelle opere. I simboli, come il crocefisso, servono agli atei devoti e ai fondamentalisti che hanno nostalgia della società cristiana, non ai credenti nell’Evangelo
Il portavoce nazionale di “Noi Siamo Chiesa” Vittorio Bellavite ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“Anche sulla questione del crocefisso nelle scuole e negli edifici pubblici esiste una chiara differenza di posizioni all’interno della Chiesa cattolica, anche se i punti di vista diversi da quelli ufficiali fanno fatica a farsi conoscere.
Di fronte alla secolarizzazione e ai problemi pastorali che essa pone a chi vuole proporre il Vangelo all’uomo di oggi, l’atteggiamento di troppe strutture ecclesiastiche è quello di scegliere una scorciatoia; essa consiste in “campagne” per la difesa di simboli, per cercare di ottenere strumenti legislativi a favore delle proprie posizioni o delle proprie strutture, per ottenere un’affermazione formale e pubblica delle tradizioni e delle radici cristiane dell’Europa, per difendere ogni privilegio concordatario dove esiste e per ricercarlo nelle situazioni nuove (paesi dell’Est). Non ci si rassegna al superamento di una cultura della cristianità. L’ostilità alla sentenza della Corte di Strasburgo è la conseguenza di questo atteggiamento generale.
Ma esiste un altro punto di vista. Esso, di fronte alla necessità  di una nuova e credibile evangelizzazione, pensa che si debba puntare soprattutto alla crescita della vita di fede nella coscienza dei credenti e nella vita delle comunità cristiane e alle “opere” di cui parla il Vangelo. Esse consistono oggi nell’impegno per il cambiamento, nella vita democratica, nei rapporti sociali, nei rapporti tra Nord e Sud del mondo e nella pace fondata sulla giustizia e il disarmo. Così il Vangelo può diventare più credibile agli occhi dell’uomo di buona volontà e in ricerca, usando povertà di mezzi materiali (Matteo 10,9).   Questa posizione si richiama al Concilio Vaticano II ed al suo spirito, è proiettata in una prospettiva ecumenica, crede nella fratellanza tra tutte le religioni, senza alcuna bandiera o simbolo, per affrontare i problemi dell’umanità all’inizio del terzo millennio.
Perché non avere un atteggiamento positivo nei confronti della domanda di laicità e di parità del ruolo di ogni religione? Perché non prendere atto che la storia dell’Europa è stata molto segnata dal cristianesimo, con grandi luci e con grandi ombre, ma anche da altre culture (per esempio l’illuminismo, il liberalismo, il socialismo…) ? E’ una questione di onestà intellettuale, non ci sono primi della classe.
Il crocefisso è un simbolo religioso, su cui meditare nel raccoglimento della propria preghiera personale e comunitaria. Come simbolo (improprio) dell’identità e della cultura nazionale esso viene usato strumentalmente da tutta la destra miscredente (quella degli atei devoti e di quelli che adorano il Dio Po)e da quella cristiana fondamentalista. Il Vaticano e la CEI non vogliono e non riescono ad avere una posizione più equilibrata e attenta a tutte le sensibilità presenti nella Chiesa ma, anzi, contribuiscono ad alimentare rivendicazioni e acide polemiche.”
Roma, 4 novembre 2009
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Crocifisso cdb 2009

Riteniamo un traguardo di civiltà, laicità, tolleranza, libertà e pacificazione religiosa la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo che ha detto «no» all’esibizione del crocifisso nelle scuole pubbliche, pronunciandosi sul ricorso di una cittadina italiana. Finalmente una buona notizia dagli Organismi della Unione Europea che restituisce, in parte, quella realtà istituzionale alla democrazia ed ai diritti di cittadinanza.
Questa nostra valutazione è coerente con tutta la storia delle comunità di base che si sono sempre impegnate per l’affermazione di una laicità positiva in ogni ambito di vita, “nella società, nello stato, nella chiesa” come recita il titolo di un importante Convegno che le stesse comunità base tennero a Firenze già nel 1987.
Sappiamo di essere controcorrente perché la maturazione della società, della realtà religiosa e della politica sul tema della laicità è un percorso lungo e conflittuale. Ma non siamo affatto soli.
“Meno croce e più Vangelo” valeva nella scuola di Barbiana da dove don Milani aveva tolto il crocifisso. Meno croce e più Vangelo valeva per un cattolico come Mario Gozzini, il senatore della legge sulla umanizzazione del carcere, il quale nel 1988 scrisse sull’Unità due forti articoli di critica verso i difensori dell’ostensione pubblica della croce. Egli da fine politico e da buon legislatore fa la proposta di “uno strumento che impegni il presidente del Consiglio a studiare e compiere i passi opportuni per ottenere, dalla Conferenza episcopale, l’assenso a togliere di mezzo un segno diventato, quantomeno, equivoco … Ci vorrà tempo e pazienza – conclude Gozzini – ma ho speranza che alla fine la ragione e l’autentica coscienza cristiana, quella che bada a Cristo più che ai patrimoni storici, avranno la meglio”.
La speranza di Gozzini è sempre più la speranza nostra, di tanti laici ma anche di tante realtà cattoliche.
Le comunità cristiane di base italiane
Roma 4 novembre 2009